Riflessioni sul bullismo e la responsabilità collettiva

L’11 settembre 2025, a Santi Cosma e Damiano (LT), Paolo Mendico, 14 anni, si è tolto la vita nella sua cameretta, poche ore prima dell’inizio della scuola. Un gesto estremo che ha scosso profondamente la comunità locale e che ci impone, come società, di guardare in faccia il dolore che nasce dal bullismo e dall’indifferenza.

Un dolore che non nasce dal nulla

Secondo i racconti della famiglia, Paolo subiva vessazioni fin dalle elementari: soprannomi offensivi, insulti, aggressioni fisiche. Persino alcuni insegnanti – racconta il fratello – avrebbero alimentato il clima ostile, arrivando a incitare alla rissa.

Nonostante più di quindici segnalazioni da parte dei genitori, la scuola non avrebbe mai attivato l’iter previsto. Nessun intervento strutturale, nessun coinvolgimento dei servizi sociali.

Una comunità che si sveglia troppo tardi

Il 20 settembre, oltre mille persone hanno partecipato alla fiaccolata in suo ricordo. Lo striscione diceva: “Buon viaggio Paolo”. Ma la domanda resta: dov’era questa comunità prima?

Il bullismo non è mai una ragazzata. È una violenza che cresce nel silenzio e che può trasformarsi in tragedia quando le vittime vengono lasciate sole.

Mascolinità tossica e stereotipi di genere

Secondo l’associazione Mica Macho, Paolo non era fragile: era un ragazzo che non si conformava agli stereotipi maschili. Capelli lunghi, interessi diversi dal modello dominante: elementi sufficienti per diventare bersaglio di discriminazioni e prese in giro.
La mascolinità tossica è un veleno culturale che colpisce non solo le donne, ma anche tutti quei ragazzi che non si riconoscono nei canoni imposti.

Una responsabilità collettiva

Il Ministro dell’Istruzione Valditara ha annunciato ispezioni e controlli, imponendo segnalazioni obbligatorie in caso di episodi di bullismo. Ma la prevenzione non può fermarsi alla norma scritta: deve diventare una prassi quotidiana.

👉 Come Le Rose di Gerico, crediamo che:

  • La scuola sia il primo presidio di ascolto e protezione.

  • Le famiglie non debbano mai sentirsi sole.

  • La comunità intera debba essere rete di cura, non spettatrice passiva.

Non basta ricordare: dobbiamo agire

Paolo ci lascia una lezione dolorosa ma chiara: ignorare il bullismo significa renderci complici.

La sua memoria non deve fermarsi in una fiaccolata. Deve trasformarsi in prevenzione, ascolto, educazione affettiva e responsabilità collettiva.

💬 Parlarne non è morboso: è necessario.
📌 Perché nessun altro ragazzo debba più sentirsi solo come Paolo

Serena Santostefano