Il recente caso della maestra licenziata per avere un profilo su OnlyFans ha riportato al centro del dibattito pubblico un nodo che non è semplicemente morale o educativo: è un nodo politico e culturale, che rivela quanto i corpi delle donne siano ancora terreno di controllo sociale.

Mentre una donna viene sanzionata per una scelta consapevole e autodeterminata sulla propria sessualità, decine di migliaia di uomini raccolti in gruppi online, che condividono e consumano immagini intime di donne senza consenso, non subiscono conseguenze proporzionate.

È qui che emerge, in tutta la sua evidenza, il doppio standard sessuale : ciò che nelle donne viene punito, negli uomini viene normalizzato.

Bourdieu e la violenza simbolica

Per comprendere questa dinamica, è utile richiamare il pensiero di Pierre Bourdieu. Nella sua opera La domination masculine (1998), il sociologo francese mostra come il patriarcato non si limiti a un insieme di regole esplicite, ma funzioni soprattutto attraverso la violenza simbolica : una forma di potere che si esercita in modo invisibile, legittimato dagli stessi soggetti che lo subiscono.

La morale selettiva che colpisce le donne e protegge gli uomini è un esempio di violenza simbolica: viene presentato come “difesa del decoro” o “tutela dei minori”, ma in realtà agisce per ribadire un habitus sociale che impone ruoli e gerarchie.

Il corpo femminile, in questa logica, non appartiene mai del tutto alla donna: può essere desiderato, consumato, persino violato, purché resti sotto il controllo delle norme maschili.

Quando la donna sceglie autonomamente, diventa trasgressiva e va punita.

L’ipocrisia culturale

Il punto centrale non è la sessualità, ma il potere . Un sistema che sanziona la maestra e assolve gli uomini dei gruppi online non difende né i bambini né la dignità pubblica: difende il proprio diritto a decidere chi ha accesso alla libertà e chi no.

È la riproduzione, aggiornata al mondo digitale, di quell’ordine sociale che Bourdieu definiva “androcentrico”: un ordine che presenta la subordinazione delle donne come naturale, e la superiorità maschile come legittima.

Se vogliamo davvero parlare di educazione, allora bisogna ribaltare la prospettiva. Non è incompatibile con il ruolo educativo una maestra che, nella propria vita privata, sceglie come vivere il proprio corpo.

È incompatibile con il ruolo educativo una società che insegna ai ragazzi che la violazione della dignità femminile è irrilevante.

Come psicologi, come educatori, come cittadini, non possiamo accettare questa distorsione. Perché ogni volta che puniamo la libertà delle donne e normalizziamo la violenza maschile, stiamo educando – nel silenzio – alla cultura del possesso e dell’impunità.

Bibliografia

  • Bibliografia Bourdieu, P. (1998). La dominazione maschile . Parigi: Siviglia.

  • Bourdieu, P. (1990). Le sens pratique . Parigi: Minuit.

  • Connell, RW (2005). Mascolinità (2a ed.). Berkeley: University of California Press.

  • Glick, P., & Fiske, ST (2001). Sessismo ambivalente. In MP Zanna (a cura di), Advances in experimental social psychology (Vol. 33, pp. 115–188). Academic Press.

  • Butler, J. (1990). Problemi di genere: femminismo e sovversione dell’identità . New York: Routledge.

  • Federici, S. (2019). Il punto zero della rivoluzione. Lavoro domestico, riproduzione e lotta femminista . Roma: Ombre Corte.

    Antonella Iannoccaro,

    Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.