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	<title>ViolenzaDiGenere &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<description>A favore delle donne</description>
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	<title>ViolenzaDiGenere &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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		<title>Due volte vittime: quando la violenza viene giustificata.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 10:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#DirittiDelleDonne]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della giustificazione.</p>
<p>Nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il marito, il giudice ha sostenuto che l&#8217;uomo andrebbe «compreso», in quanto ferito dall&#8217;abbandono e dalla decisione della moglie di separarsi. Un «sentimento umano» – si legge – che spiegherebbe lo scatto d&#8217;ira.</p>
<p>Qui si colloca il paradosso: la donna è vittima due volte. La prima volta sotto i colpi fisici. La seconda volta quando la giustizia sembra quasi legittimare la violenza, ricondotta alla logica delle emozioni umane.</p>
<p><strong>La giustizia non è psicoterapia</strong></p>
<p>Certo, in psicologia comprendere le emozioni è fondamentale: la rabbia, il dolore, la frustrazione fanno parte della vita umana. Ma il diritto ha un&#8217;altra funzione: garantire la tutela dei diritti, proteggere la vittima, stabilendo limiti invalicabili. Confondere i piani rischiando di minare le basi stesse della legalità.</p>
<p><strong>Attenuanti e confini giuridici</strong></p>
<p>Il nostro ordinamento conosce istituti che modulano la responsabilità:</p>
<p>L&#8217;art. 62 cp prevede attenuanti comuni, come l&#8217;avere agito per «motivi di particolare valore morale o sociale». Ma è evidente che la gelosia, la rabbia per una separazione o la sofferenza per un tradizione non possono mai essere inquadrati in questo senso.</p>
<p>Esistono poi le attenuanti generiche (art. 62-bis cp), che permettono al giudice di ridurre la pena valutando la personalità dell&#8217;imputato e le circostanze del fatto. Tuttavia, la giurisprudenza maggioritaria ha sempre chiarito che non possono essere riconosciute quando rischiano di apparire come una giustificazione della violenza domestica.</p>
<p>L&#8217;art. 61 cp, invece, disciplina le aggravanti: tra queste, l&#8217;aver agito contro un familiare o in presenza di minori, circostanze che dovrebbero pesare in senso opposto, non certo attenuare.</p>
<p><strong>Il rischio culturale</strong></p>
<p>Quando si scrive in una sentenza che l&#8217;uomo va «compreso», si manda un messaggio ambiguo alla società: che la donna non solo subisce la violenza, ma in qualche modo la “provoca” con la sua libertà di scelta. È la trappola culturale della vittimizzazione secondaria, che sposta l&#8217;attenzione dal carnefice alla condotta della vittima.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Comprendere le emozioni umane è giusto. Confonderle con la giustizia è pericoloso. La legalità non può trasformarsi in un alibi, ma deve restare un argine fermo contro ogni forma di violenza.</p>
<p>Perché se la giustizia si piega alla “comprensione” di chi colpisce, allora le donne continueranno ad essere vittime due volte.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
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		<title>La mafia e la violenza maschile: due facce della stessa oppressione</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/la-mafia-e-la-violenza-maschile-due-facce-della-stessa-oppressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 07:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[ControOgniMafia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[MemoriaViva]]></category>
		<category><![CDATA[PatriziaScifo]]></category>
		<category><![CDATA[Resistere]]></category>
		<category><![CDATA[ViolenzaDiGenere]]></category>
		<category><![CDATA[VittorioScifo]]></category>
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					<description><![CDATA[La mafia è anche violenza di genere. E troppo spesso non lo diciamo abbastanza. La storia di Patrizia Scifo, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso Giuseppe Spatola dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="263" data-end="346"><strong data-start="263" data-end="303">La mafia è anche violenza di genere.</strong> E troppo spesso non lo diciamo abbastanza.</p>
<p data-start="348" data-end="781">La storia di <strong data-start="361" data-end="379">Patrizia Scifo</strong>, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso <strong data-start="419" data-end="439">Giuseppe Spatola</strong> dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore della figlia <strong data-start="646" data-end="658">Angelica</strong>. Ma fu troppo tardi. E pochi giorni dopo fu assassinato anche il padre, <strong data-start="731" data-end="743">Vittorio</strong>, colpevole solo di cercare la verità.</p>
<p data-start="783" data-end="950">Questa non è solo la storia di una giovane donna uccisa da un uomo violento.<br data-start="859" data-end="862" />È la storia di una donna che ha sfidato una cultura <strong data-start="914" data-end="949">patriarcale e criminale insieme</strong>.</p>
<p data-start="952" data-end="1213">Perché la mafia non è solo un’organizzazione criminale:<br data-start="1007" data-end="1010" />è anche un <strong data-start="1021" data-end="1032">sistema</strong> che si fonda su una cultura <strong data-start="1061" data-end="1101">maschilista, patriarcale, predatoria</strong>.<br data-start="1102" data-end="1105" />Che considera la donna <strong data-start="1128" data-end="1164">come oggetto, proprietà, trofeo.</strong> Da controllare, punire, eliminare se necessario.</p>
<p data-start="1215" data-end="1289">L’agire mafioso e la violenza di genere condividono gli stessi meccanismi:</p>
<ul data-start="1291" data-end="1513">
<li data-start="1291" data-end="1351">
<p data-start="1293" data-end="1351">il dominio e il controllo sul corpo e sulla vita altrui;</p>
</li>
<li data-start="1352" data-end="1411">
<p data-start="1354" data-end="1411">il silenzio imposto, la paura come strumento di potere;</p>
</li>
<li data-start="1412" data-end="1455">
<p data-start="1414" data-end="1455">l’isolamento sistematico della vittima;</p>
</li>
<li data-start="1456" data-end="1513">
<p data-start="1458" data-end="1513">la negazione dell’autonomia e della libertà dell’altro.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1515" data-end="1764">Non è un caso se tante donne vittime di mafiosi, anche quando non muoiono, subiscono per anni le stesse dinamiche di abuso.<br data-start="1638" data-end="1641" />Non è un caso se molte <strong data-start="1664" data-end="1695">collaboratrici di giustizia</strong> sono, prima di tutto, donne che hanno detto basta a uomini violenti.</p>
<p data-start="1766" data-end="1939">È in questa intersezione che nasce l’impegno della nostra associazione:<br data-start="1837" data-end="1840" /><strong data-start="1840" data-end="1924">combattere la violenza di genere significa anche contrastare la cultura mafiosa.</strong><br data-start="1924" data-end="1927" />E viceversa.</p>
<p data-start="1941" data-end="2173">Ricordare <strong data-start="1951" data-end="1963">Patrizia</strong> e <strong data-start="1966" data-end="1978">Vittorio</strong> oggi non è solo un atto di memoria:<br data-start="2014" data-end="2017" />è un <strong data-start="2022" data-end="2044">atto di giustizia.</strong> È dire, con forza, che <strong data-start="2068" data-end="2097">l’indifferenza è complice</strong>.<br data-start="2098" data-end="2101" />Che <strong data-start="2105" data-end="2130">la verità va nominata</strong>. Che <strong data-start="2136" data-end="2173">la resistenza passa dalle storie.</strong></p>
<p data-start="2175" data-end="2295">Per Patrizia.<br data-start="2188" data-end="2191" />Per Vittorio.<br data-start="2204" data-end="2207" />Per tutte le vittime dimenticate.<br data-start="2240" data-end="2243" /><strong data-start="2243" data-end="2295">Contro ogni mafia. Contro ogni violenza. Sempre.</strong></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
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