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	<title>Resilienza &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<description>A favore delle donne</description>
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		<title>Le ferite invisibili che restano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 18:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#Ascolto]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dolore che non si spegne Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta. Il trauma resta. Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti. Uno studio recente pubblicato su Scientific Reports lo conferma: nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il dolore che non si spegne</strong></p>
<p>Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta.<br />
Il trauma resta.<br />
Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti.</p>
<p>Uno studio recente pubblicato su <em>Scientific Reports</em> lo conferma: nelle famiglie di rifugiati siriani, le ferite della guerra si vedono nei geni. Non cambiano il DNA in sé, ma il modo in cui si esprime. È come se il dolore trovasse il modo di sopravvivere, segnando anche chi nasce dopo.</p>
<p>Un altro studio (2025) sui discendenti di sopravvissuti all’Olocausto mostra che questa eredità non è solo fragilità, ma anche resilienza: segni di adattamento e di forza che raccontano la capacità umana di resistere.</p>
<p><strong>Bambini che portano sulle spalle un peso invisibile</strong></p>
<p>In Italia oggi più di <strong>113.000</strong> minori sono vittime di maltrattamento, circa 13 minorenni su 1.000, con un incremento del 58% rispetto al 2018. Non numeri, ma volti. Bambini che imparano troppo presto cosa significa paura, silenzio, isolamento.<br />
Molti di loro non subiscono violenza diretta, ma assistono a quella che travolge le madri: la violenza assistita. Uno dei traumi più potenti e sottovalutati, che lascia segni profondi nello sviluppo emotivo e neurologico.</p>
<p><strong>Quando il trauma diventa eredità</strong></p>
<p>Le neuroscienze ci dicono che il trauma non passa solo attraverso i racconti o i ricordi, ma anche attraverso il corpo.<br />
È trasmesso dagli ormoni, dai comportamenti, dai silenzi. È inciso nei gesti quotidiani, nei rapporti affettivi, persino nella biologia.</p>
<p>Eppure, non è una condanna definitiva.<br />
Gli stessi studi ci mostrano che un ambiente sicuro, l’ascolto, la cura relazionale possono ridurre, trasformare, persino invertire gli effetti del trauma. È la prova che la cura collettiva è possibile e necessaria.</p>
<p><strong>Il nostro compito</strong></p>
<p>Come <em>Le Rose di Gerico</em> lo vediamo ogni giorno: donne che portano addosso ferite invisibili, bambini che imparano a vivere nel silenzio, generazioni che rischiano di ereditare dolore invece che possibilità</p>
<p>Per questo sentiamo forte la responsabilità di:<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> offrire spazi di ascolto dove la sofferenza non sia negata;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> costruire percorsi di educazione affettiva, perché la cura si impara;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> mantenere viva la memoria delle ferite collettive, trasformandole in consapevolezza e cambiamento.</p>
<p>Il trauma non appartiene solo a chi lo vive. Ci riguarda tutti.</p>
<p>Se resta invisibile, continuerà a crescere, passando da un corpo all’altro, da una generazione all’altra.<br />
Ma se lo nominiamo, se lo riconosciamo, se ce ne prendiamo cura insieme, allora il dolore può diventare forza.</p>
<p>E il futuro non sarà solo eredità di ferite, ma possibilità di rinascita.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Serena Santostefano </em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il cervello di un padre con la P maiuscola: la lucidità di Anas al-Sharif</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-cervello-di-un-padre-con-la-p-maiuscola-la-lucidita-di-anas-al-sharif/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 12:33:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[AmoreEVerità]]></category>
		<category><![CDATA[AnasAlSharif]]></category>
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		<category><![CDATA[VitaEMorte]]></category>
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					<description><![CDATA[Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama. Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="226" data-end="461">Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama.</p>
<p data-start="463" data-end="822">Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. A 28 anni — ventotto anni appena — aveva già lasciato scritto il suo testamento, da pubblicare solo dopo la sua morte. Non un manifesto politico, non parole di odio, ma un atto d’amore smisurato per la verità, per il proprio popolo e soprattutto per la propria famiglia.</p>
<p data-start="824" data-end="1093">Dal punto di vista psicologico, le sue parole rivelano il funzionamento di un cervello che vive nella consapevolezza della propria mortalità senza esserne paralizzato. In contesti estremi, la mente di un genitore può attivare una combinazione straordinaria di circuiti:</p>
<ul data-start="1095" data-end="1469">
<li data-start="1095" data-end="1230">
<p data-start="1097" data-end="1230">La corteccia prefrontale, sede della pianificazione e del pensiero strategico, che permette di dare priorità a ciò che conta davvero.</p>
</li>
<li data-start="1231" data-end="1343">
<p data-start="1233" data-end="1343">Il sistema limbico, dove risiedono emozioni intense come l’amore, la paura, il dolore, ma anche la resilienza.</p>
</li>
<li data-start="1344" data-end="1469">
<p data-start="1346" data-end="1469">Le aree legate all’empatia, che mantengono vivo il legame con i figli e la comunità anche quando il corpo è sotto minaccia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1471" data-end="1774">Anas non ha solo raccontato la verità sul massacro che stava vivendo: ha affidato la sua missione a chi resta, e lo ha fatto usando un linguaggio di eredità emotiva e morale. Ha “passato il testimone” alla figlia, al figlio, alla moglie, alla madre — ma anche a ogni coscienza libera, ovunque nel mondo.</p>
<p data-start="1776" data-end="2009">Il suo messaggio è la prova che il vero coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire con amore nonostante la paura. Un padre così non si limita a provvedere: costruisce ponti, lascia tracce, affida semi da far crescere.</p>
<p data-start="2011" data-end="2247">Chi resta indifferente davanti a queste parole, davanti alla lucidità e alla dignità di un uomo che sapeva di non esserci più il giorno dopo, ha spento la parte più nobile del proprio cervello: quella che riconosce l’umanità nell’altro.</p>
<p data-start="2249" data-end="2364">Non è solo una storia da leggere tutta d’un fiato. È un richiamo a non lasciare che l’apatia vinca sulla coscienza.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
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