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	<title>memoria e giustizia &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<description>A favore delle donne</description>
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		<title>La mafia e la violenza maschile: due facce della stessa oppressione</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/la-mafia-e-la-violenza-maschile-due-facce-della-stessa-oppressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 07:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[ControOgniMafia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[VittorioScifo]]></category>
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					<description><![CDATA[La mafia è anche violenza di genere. E troppo spesso non lo diciamo abbastanza. La storia di Patrizia Scifo, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso Giuseppe Spatola dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="263" data-end="346"><strong data-start="263" data-end="303">La mafia è anche violenza di genere.</strong> E troppo spesso non lo diciamo abbastanza.</p>
<p data-start="348" data-end="781">La storia di <strong data-start="361" data-end="379">Patrizia Scifo</strong>, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso <strong data-start="419" data-end="439">Giuseppe Spatola</strong> dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore della figlia <strong data-start="646" data-end="658">Angelica</strong>. Ma fu troppo tardi. E pochi giorni dopo fu assassinato anche il padre, <strong data-start="731" data-end="743">Vittorio</strong>, colpevole solo di cercare la verità.</p>
<p data-start="783" data-end="950">Questa non è solo la storia di una giovane donna uccisa da un uomo violento.<br data-start="859" data-end="862" />È la storia di una donna che ha sfidato una cultura <strong data-start="914" data-end="949">patriarcale e criminale insieme</strong>.</p>
<p data-start="952" data-end="1213">Perché la mafia non è solo un’organizzazione criminale:<br data-start="1007" data-end="1010" />è anche un <strong data-start="1021" data-end="1032">sistema</strong> che si fonda su una cultura <strong data-start="1061" data-end="1101">maschilista, patriarcale, predatoria</strong>.<br data-start="1102" data-end="1105" />Che considera la donna <strong data-start="1128" data-end="1164">come oggetto, proprietà, trofeo.</strong> Da controllare, punire, eliminare se necessario.</p>
<p data-start="1215" data-end="1289">L’agire mafioso e la violenza di genere condividono gli stessi meccanismi:</p>
<ul data-start="1291" data-end="1513">
<li data-start="1291" data-end="1351">
<p data-start="1293" data-end="1351">il dominio e il controllo sul corpo e sulla vita altrui;</p>
</li>
<li data-start="1352" data-end="1411">
<p data-start="1354" data-end="1411">il silenzio imposto, la paura come strumento di potere;</p>
</li>
<li data-start="1412" data-end="1455">
<p data-start="1414" data-end="1455">l’isolamento sistematico della vittima;</p>
</li>
<li data-start="1456" data-end="1513">
<p data-start="1458" data-end="1513">la negazione dell’autonomia e della libertà dell’altro.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1515" data-end="1764">Non è un caso se tante donne vittime di mafiosi, anche quando non muoiono, subiscono per anni le stesse dinamiche di abuso.<br data-start="1638" data-end="1641" />Non è un caso se molte <strong data-start="1664" data-end="1695">collaboratrici di giustizia</strong> sono, prima di tutto, donne che hanno detto basta a uomini violenti.</p>
<p data-start="1766" data-end="1939">È in questa intersezione che nasce l’impegno della nostra associazione:<br data-start="1837" data-end="1840" /><strong data-start="1840" data-end="1924">combattere la violenza di genere significa anche contrastare la cultura mafiosa.</strong><br data-start="1924" data-end="1927" />E viceversa.</p>
<p data-start="1941" data-end="2173">Ricordare <strong data-start="1951" data-end="1963">Patrizia</strong> e <strong data-start="1966" data-end="1978">Vittorio</strong> oggi non è solo un atto di memoria:<br data-start="2014" data-end="2017" />è un <strong data-start="2022" data-end="2044">atto di giustizia.</strong> È dire, con forza, che <strong data-start="2068" data-end="2097">l’indifferenza è complice</strong>.<br data-start="2098" data-end="2101" />Che <strong data-start="2105" data-end="2130">la verità va nominata</strong>. Che <strong data-start="2136" data-end="2173">la resistenza passa dalle storie.</strong></p>
<p data-start="2175" data-end="2295">Per Patrizia.<br data-start="2188" data-end="2191" />Per Vittorio.<br data-start="2204" data-end="2207" />Per tutte le vittime dimenticate.<br data-start="2240" data-end="2243" /><strong data-start="2243" data-end="2295">Contro ogni mafia. Contro ogni violenza. Sempre.</strong></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>&#8220;Un giorno per ricordare: a San Donato di Ninea la storia di Anna Morrone scuote e insegna&#8221;</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/un-giorno-per-ricordare-a-san-donato-di-ninea-la-storia-di-anna-morrone-scuote-e-insegna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 08:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Morrone]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[educazione alla parità]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione libro]]></category>
		<category><![CDATA[sensibilizzazione giovani]]></category>
		<category><![CDATA[storie vere]]></category>
		<category><![CDATA[violenza sulle donne]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Ma io non ritorno un&#8217;altra Anna&#8221;: un incontro per ricordare, riflettere, educare Venerdì 9 maggio 2025, alle ore 10.00, presso la Biblioteca Comunale di San Donato di Ninea (CS) – località Cutura – si è tenuta la presentazione del libro &#8220;Ma io non ritorno &#8211; Un&#8217;altra Anna. Storia di un femminicidio&#8221;, scritto da Barbara Modaffari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="" data-start="289" data-end="374"><strong data-start="289" data-end="374">&#8220;Ma io non ritorno un&#8217;altra Anna&#8221;: un incontro per ricordare, riflettere, educare</strong></p>
<p class="" data-start="376" data-end="717">Venerdì 9 maggio 2025, alle ore 10.00, presso la Biblioteca Comunale di San Donato di Ninea (CS) – località Cutura – si è tenuta la presentazione del libro <em data-start="532" data-end="596">&#8220;Ma io non ritorno &#8211; Un&#8217;altra Anna. Storia di un femminicidio&#8221;</em>, scritto da Barbara Modaffari con la collaborazione di Francesco Vigna, figlio di Anna Morrone, vittima di femminicidio.</p>
<p class="" data-start="719" data-end="1184">L’iniziativa, accolta con grande disponibilità dal dirigente scolastico Vincenzo Tedesco, è stata organizzata dall’Associazione Le Rose di Gerico e dall’Amministrazione Comunale di San Donato di Ninea, grazie al prezioso impegno della consigliera con delega alle pari opportunità, Rosilde Arturo. L’evento ha visto il coinvolgimento dell’Istituto Comprensivo San Sosti &#8211; Malvito e ha rappresentato un’importante occasione di riflessione per studenti e cittadinanza.</p>
<p class="" data-start="1186" data-end="1673">Durante l’incontro, l’autrice e Francesco Vigna hanno condiviso una testimonianza intensa e toccante, portando un messaggio di speranza a chi vive situazioni di violenza familiare. Il libro racconta la storia di Anna Morrone, uccisa nel 1999 a soli 38 anni dal marito Franco. Una studentessa ha egregiamente sintetizzato il contenuto del testo, inserito all’interno di un percorso educativo e di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne che ha coinvolto attivamente gli studenti.</p>
<p class="" data-start="1675" data-end="1997">La storia di Anna è simbolo di tante altre storie segnate da relazioni basate su controllo, sopraffazione e violenza, che nulla hanno a che vedere con l’amore. Il libro, attraverso le voci della famiglia, degli amici e del figlio Francesco, ricostruisce un doloroso vissuto di “non amore”, culminato in un tragico epilogo.</p>
<p class="" data-start="1999" data-end="2236">Protagonisti dell’incontro sono stati proprio gli studenti, che hanno potuto dialogare con l’autrice e con Francesco Vigna in un momento di confronto autentico e di grande impatto emotivo, pensato per sensibilizzare le nuove generazioni.</p>
<p class="" data-start="2238" data-end="2639">Ha moderato l’incontro Lucia Malfone, componente e socia fondatrice dell’Associazione Le Rose di Gerico, insieme alla presidente Antonella Iannoccaro, presente anche in qualità di psicologa. Tra gli intervenuti: gli insegnanti Idea De Vuono e Maria Cucci, il sindaco Vincenzo Russo, il parroco don Pino Esposito, la consigliera Rosilde Arturo e il dott. Fiorino Cerchiaro, delegato ai servizi sociali.</p>
<p style="text-align: left;"><em>L’Associazione Le Rose di Gerico continuerà a promuovere momenti di sensibilizzazione e confronto, affinché storie come quella di Anna Morrone non siano mai dimenticate e diventino voce di cambiamento.<br data-start="594" data-end="597" /></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonella Iannoccaro</em></p>
<p style="text-align: right;">Presidente – Associazione Le Rose di Gerico</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Inesperienza”: quando la giustizia diventa complice</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/inesperienza-quando-la-giustizia-diventa-complice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 08:06:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[libertà delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[lotta alla violenza sulle donne]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza Cecchettin]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Colpiti due volte: dal crimine e dalla sentenza &#160; L&#8217;omicidio di Giulia Cecchettin ci ha colpiti nel profondo. Per la sua brutalità, per la sua assurdità, per la sua tragica prevedibilità. E oggi ci colpisce una seconda volta. Non con un&#8217;arma, ma con una parola: “inesperienza”. È questo il termine utilizzato dal giudice Carlo Ancona nella [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<h3><strong data-start="424" data-end="475">Colpiti due volte: dal crimine e dalla sentenza</strong></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L&#8217;omicidio di <strong>Giulia Cecchettin</strong> ci ha colpiti nel profondo.<br />
Per la sua brutalità, per la sua assurdità, per la sua tragica prevedibilità.<br />
E oggi ci colpisce una seconda volta.<br />
Non con un&#8217;arma, ma con una parola: <strong>“inesperienza”</strong>.</p>
<p>È questo il termine utilizzato dal <strong>giudice Carlo Ancona</strong> nella motivazione della sentenza che ha condannato l&#8217;assassino di Giulia a 24 anni e sei mesi di reclusione.<br />
Una parola che dovrebbe apparire ad altri ambiti: alla scuola, al lavoro, magari a una delusione amorosa adolescenziale.<br />
Non certo a un <strong>femminicidio</strong>, compiuto con premeditazione, con crudeltà, con totale disumanità.</p>
<p>Il giudice Ancona ha parlato di “giovane età, inesperienza e fragilità emotiva” dell&#8217;imputato, sottolineando come questi elementi hanno contribuito a una “gestione non corretta” della rabbia e del conflitto.<br />
Ma <strong>da quando l&#8217;inesperienza è una causa attenuante per l&#8217;omicidio?</strong><br />
Da quando una scarsa capacità di affrontare le emozioni giustifica il togliere la vita a un&#8217;altra persona?</p>
<p>Parlare di inesperienza in questo contesto <strong>è una forma di violenza istituzionale</strong>.<br />
È uno schiaffo non solo alla memoria di Giulia, ma a tutte le donne che ogni giorno denunciano, sopportano, fuggono, muoiono.<br />
È un messaggio pericoloso, che legittima culturalmente l&#8217;idea che si possa sbagliare fino a uccidere — e riceverne in cambio una comprensione indulgente.</p>
<p>C&#8217;è di più: <strong>troppo spesso chi commette questo tipo di reato non ha neppure piena consapevolezza della gravità del proprio gesto.</strong><br />
Si parla di “scatti d&#8217;ira”, di “gesti disperati”, di “perdita di controllo”, come se il femminicidio fosse un fatto isolato, improvviso, slegato da una cultura che lo rende possibile.<br />
Come se la colpa, alla fine, non fosse mai del tutto dell&#8217;assassino.<br />
E invece, puntualmente, si insinua un <strong>&#8220;sì però&#8230;&#8221;</strong></p>
<p><em>“Sì, però lei poteva non rispondere al telefono”</em>,<br />
<em>“Sì, però lei poteva evitare di uscire da sola”,</em><br />
<em>“Sì, però lei indossava una minigonna”</em>.</p>
<p>Questa è <strong>colpevolizzazione della vittima</strong>. Ed è questa mentalità, che distrugge, annienta…<br />
È l&#8217;ennesima distorsione che sposta la responsabilità dal carnefice a chi non ha fatto altro che vivere, scegliere, amare, decidere.<br />
Ed è questa mentalità, ancora radicata, che va smontata pezzo per pezzo.<br />
Perché finché continueremo a cercare cosa ha “sbagliato” la vittima, continueremo a giustificare l&#8217;ingiustificabile.</p>
<p>Giulia non è morta per un errore.<br />
È stata uccisa perché il suo ex non accettava di perderla, perché ha agito con lucidità, con consapevolezza, con violenza.<br />
Giulia è morta perché era una donna che aveva scelto di vivere <strong>libera</strong>.<br />
E la libertà delle donne, ancora oggi, viene punita.</p>
<p>Come associazione che da anni si occupa di violenza di genere, sentiamo la responsabilità di denunciare con forza <strong>la pericolosità di questa narrazione</strong>.<br />
Quando la giustizia attenua le responsabilità di chi uccide, contribuisce a consolidare una cultura che <strong>minimizza la violenza</strong>, la <strong>normalizza</strong>, la <strong>rende accettabile</strong> sotto certe condizioni.</p>
<p>E non possiamo permetterlo.<br />
Non in nome di Giulia.<br />
Non in nome delle oltre cento donne uccise ogni anno in Italia.<br />
Non in nome delle tante che oggi stanno vivendo relazioni segnate dalla paura, dalla coercizione, dalla violenza.</p>
<p>Giulia Cecchettin era una ragazza brillante, piena di sogni, di intelligenza, di umanità.<br />
Aveva appena ottenuto la laurea, pronta ad affacciarsi al mondo con le sue idee e la sua voglia di fare.<br />
Forse avrebbe cambiato il mondo.<br />
Ma non le è stato concesso.</p>
<p>E oggi, a quel mondo che le ha voltato le spalle due volte — con la mano dell&#8217;assassino e con la penna del giudice — diciamo che <strong>non taceremo</strong>.<br />
Continueremo a lottare perché la giustizia sia davvero giusta.<br />
Perché la violenza venga riconosciuta per quello che è: <strong>una scelta</strong>, <strong>un crimine</strong>, <strong>una responsabilità piena e consapevole</strong>.</p>
<p>E perché <strong>nessuna inesperienza, mai</strong>, possa diventare una scusa per togliere la vita a qualcuno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonella Iannoccaro</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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