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	<title>#LeRoseDiGerico &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<description>A favore delle donne</description>
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	<title>#LeRoseDiGerico &#8211; Associazione Le Rose di Gerico</title>
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		<title>Quando la voce della democrazia restò senza parole: María Corina Machado, il Nobel per la Pace 2025 e la forza dell’umiltà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 14:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Storie che ispirano]]></category>
		<category><![CDATA[Umiltà]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono momenti in cui la Storia si ferma per ascoltare il silenzio.Non un silenzio vuoto, ma quello colmo di emozione e gratitudine di chi, dopo anni di battaglie, riceve un riconoscimento che travalica ogni confine personale.È ciò che è accaduto a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, quando ha ricevuto la telefonata che le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="324" data-end="756">Ci sono momenti in cui la Storia si ferma per ascoltare il silenzio.<br data-start="392" data-end="395" />Non un silenzio vuoto, ma quello colmo di emozione e gratitudine di chi, dopo anni di battaglie, riceve un riconoscimento che travalica ogni confine personale.<br data-start="554" data-end="557" />È ciò che è accaduto a <strong data-start="580" data-end="604">María Corina Machado</strong>, leader dell’opposizione venezuelana, quando ha ricevuto la telefonata che le annunciava di essere la vincitrice del <strong data-start="722" data-end="755">Premio Nobel per la Pace 2025</strong>.</p>
<hr data-start="758" data-end="761" />
<h3 data-start="763" data-end="800"><strong data-start="767" data-end="800">Una vita spesa per la libertà</strong></h3>
<p data-start="802" data-end="1364">Nata a Caracas nel 1967, María Corina Machado ha scelto fin da giovane di impegnarsi per la democrazia del suo Paese, il <strong data-start="923" data-end="936">Venezuela</strong>, segnato da anni di crisi politica e repressione.<br data-start="986" data-end="989" />Ingegnere industriale, ha cofondato l’organizzazione non governativa <strong data-start="1058" data-end="1068">Súmate</strong>, che si batte per la trasparenza elettorale e la difesa dei diritti civili.<br data-start="1144" data-end="1147" />Eletta all’Assemblea Nazionale nel 2011, è diventata una delle voci più ferme e coraggiose contro il regime di <strong data-start="1258" data-end="1276">Nicolás Maduro</strong>, pagando un prezzo altissimo in termini di persecuzioni, esclusione politica e minacce.</p>
<p data-start="1366" data-end="1550">Eppure, nonostante tutto, non ha mai rinunciato alla via pacifica.<br data-start="1432" data-end="1435" />Ha sempre parlato di libertà, dignità e responsabilità collettiva, rifiutando la logica dell’odio e della vendetta.</p>
<hr data-start="1552" data-end="1555" />
<h3 data-start="1557" data-end="1590"><strong data-start="1561" data-end="1590">Il Nobel per la Pace 2025</strong></h3>
<p data-start="1592" data-end="1941">Il <strong data-start="1595" data-end="1630">Comitato Norvegese per il Nobel</strong> ha riconosciuto in lei “il simbolo della resistenza civile e della speranza democratica del popolo venezuelano”.<br data-start="1743" data-end="1746" />Il premio, che sarà consegnato il 10 dicembre a Oslo, rappresenta non solo un tributo a Machado, ma anche a un intero popolo che continua a credere nella possibilità di un futuro giusto e libero.</p>
<hr data-start="1943" data-end="1946" />
<h3 data-start="1948" data-end="1995"><strong data-start="1952" data-end="1995">La chiamata e l’emozione del segretario</strong></h3>
<p data-start="1997" data-end="2233">Il momento dell’annuncio resterà nella memoria collettiva.<br data-start="2055" data-end="2058" />A chiamarla è stato <strong data-start="2078" data-end="2105">Kristian Berg Harpviken</strong>, segretario del Comitato Norvegese del Nobel.<br data-start="2151" data-end="2154" />La sua voce era emozionata, quasi tremante, quando le ha comunicato la notizia:</p>
<blockquote data-start="2235" data-end="2340">
<p data-start="2237" data-end="2340">“Tra pochi minuti annunceremo pubblicamente che le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2025.”</p>
</blockquote>
<p data-start="2342" data-end="2431">Dall’altra parte della linea, un lungo silenzio.<br data-start="2390" data-end="2393" />Poi una risposta semplice, disarmante:</p>
<blockquote data-start="2433" data-end="2547">
<p data-start="2435" data-end="2547">“Oh mio Dio… non ho parole. Questo premio non è mio, è del popolo venezuelano. Sono solo una persona tra tante.”</p>
</blockquote>
<p data-start="2549" data-end="2806">Parole che hanno commosso il mondo.<br data-start="2584" data-end="2587" />Il segretario stesso, visibilmente toccato, ha ringraziato Machado per la sua umiltà e la sua forza, ricordando che “la pace ha bisogno di voci come la sua, capaci di parlare con sincerità e silenzio allo stesso tempo”.</p>
<hr data-start="2808" data-end="2811" />
<h3 data-start="2813" data-end="2856"><strong data-start="2817" data-end="2856">L’umiltà come linguaggio universale</strong></h3>
<p data-start="2858" data-end="3227">In un tempo in cui molti gridano per farsi ascoltare, María Corina Machado ha scelto di restare senza parole.<br data-start="2967" data-end="2970" />Non per mancanza di eloquenza, ma per gratitudine, per stupore, per rispetto verso il significato profondo di quel riconoscimento.<br data-start="3100" data-end="3103" />Il suo silenzio è diventato voce collettiva, un abbraccio simbolico a chi lotta senza armi, ma con la forza della coscienza.</p>
<p data-start="3229" data-end="3411">In quell’attimo di commozione, Machado ha incarnato il senso più autentico del Nobel: la pace non come premio alla vittoria, ma come testimonianza del coraggio di chi non si arrende.</p>
<hr data-start="3413" data-end="3416" />
<h3 data-start="3418" data-end="3464"><strong data-start="3422" data-end="3464">Un messaggio che ci riguarda da vicino</strong></h3>
<p data-start="3466" data-end="3906">Per noi de <strong data-start="3477" data-end="3498">Le Rose di Gerico</strong>, questo premio ha un significato profondo.<br data-start="3541" data-end="3544" />Racconta di una donna che, con la sola forza della parola e dell’esempio, ha sfidato la paura e l’indifferenza.<br data-start="3655" data-end="3658" />Racconta che la pace nasce da gesti quotidiani di coerenza, da voci che scelgono la verità anche quando costa.<br data-start="3768" data-end="3771" />E ci ricorda che l’umiltà è una forma di grandezza: quella che costruisce, con pazienza e silenzio, la speranza di un mondo più giusto.</p>
<p data-start="3908" data-end="4243">Nel suo <em data-start="3916" data-end="3933">“non ho parole”</em> c’era tutto: la fatica, la fede, la forza e la dolcezza di chi crede ancora che la libertà non sia un privilegio, ma un diritto.<br data-start="4062" data-end="4065" />Un Nobel che illumina non solo il Venezuela, ma tutti noi, perché ci invita a non smettere di credere nella forza pacifica del cambiamento e nella dignità del silenzio che parla.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Due volte vittime: quando la violenza viene giustificata.</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/due-volte-vittime-quando-la-violenza-viene-giustificata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 10:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#DirittiDelleDonne]]></category>
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		<category><![CDATA[Culturapatriarcale]]></category>
		<category><![CDATA[Difesadellevittime]]></category>
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		<category><![CDATA[Vittimizzazionesecondaria]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della giustificazione.</p>
<p>Nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il marito, il giudice ha sostenuto che l&#8217;uomo andrebbe «compreso», in quanto ferito dall&#8217;abbandono e dalla decisione della moglie di separarsi. Un «sentimento umano» – si legge – che spiegherebbe lo scatto d&#8217;ira.</p>
<p>Qui si colloca il paradosso: la donna è vittima due volte. La prima volta sotto i colpi fisici. La seconda volta quando la giustizia sembra quasi legittimare la violenza, ricondotta alla logica delle emozioni umane.</p>
<p><strong>La giustizia non è psicoterapia</strong></p>
<p>Certo, in psicologia comprendere le emozioni è fondamentale: la rabbia, il dolore, la frustrazione fanno parte della vita umana. Ma il diritto ha un&#8217;altra funzione: garantire la tutela dei diritti, proteggere la vittima, stabilendo limiti invalicabili. Confondere i piani rischiando di minare le basi stesse della legalità.</p>
<p><strong>Attenuanti e confini giuridici</strong></p>
<p>Il nostro ordinamento conosce istituti che modulano la responsabilità:</p>
<p>L&#8217;art. 62 cp prevede attenuanti comuni, come l&#8217;avere agito per «motivi di particolare valore morale o sociale». Ma è evidente che la gelosia, la rabbia per una separazione o la sofferenza per un tradizione non possono mai essere inquadrati in questo senso.</p>
<p>Esistono poi le attenuanti generiche (art. 62-bis cp), che permettono al giudice di ridurre la pena valutando la personalità dell&#8217;imputato e le circostanze del fatto. Tuttavia, la giurisprudenza maggioritaria ha sempre chiarito che non possono essere riconosciute quando rischiano di apparire come una giustificazione della violenza domestica.</p>
<p>L&#8217;art. 61 cp, invece, disciplina le aggravanti: tra queste, l&#8217;aver agito contro un familiare o in presenza di minori, circostanze che dovrebbero pesare in senso opposto, non certo attenuare.</p>
<p><strong>Il rischio culturale</strong></p>
<p>Quando si scrive in una sentenza che l&#8217;uomo va «compreso», si manda un messaggio ambiguo alla società: che la donna non solo subisce la violenza, ma in qualche modo la “provoca” con la sua libertà di scelta. È la trappola culturale della vittimizzazione secondaria, che sposta l&#8217;attenzione dal carnefice alla condotta della vittima.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Comprendere le emozioni umane è giusto. Confonderle con la giustizia è pericoloso. La legalità non può trasformarsi in un alibi, ma deve restare un argine fermo contro ogni forma di violenza.</p>
<p>Perché se la giustizia si piega alla “comprensione” di chi colpisce, allora le donne continueranno ad essere vittime due volte.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le ferite invisibili che restano</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/le-ferite-invisibili-che-restano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 18:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dolore che non si spegne Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta. Il trauma resta. Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti. Uno studio recente pubblicato su Scientific Reports lo conferma: nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il dolore che non si spegne</strong></p>
<p>Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta.<br />
Il trauma resta.<br />
Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti.</p>
<p>Uno studio recente pubblicato su <em>Scientific Reports</em> lo conferma: nelle famiglie di rifugiati siriani, le ferite della guerra si vedono nei geni. Non cambiano il DNA in sé, ma il modo in cui si esprime. È come se il dolore trovasse il modo di sopravvivere, segnando anche chi nasce dopo.</p>
<p>Un altro studio (2025) sui discendenti di sopravvissuti all’Olocausto mostra che questa eredità non è solo fragilità, ma anche resilienza: segni di adattamento e di forza che raccontano la capacità umana di resistere.</p>
<p><strong>Bambini che portano sulle spalle un peso invisibile</strong></p>
<p>In Italia oggi più di <strong>113.000</strong> minori sono vittime di maltrattamento, circa 13 minorenni su 1.000, con un incremento del 58% rispetto al 2018. Non numeri, ma volti. Bambini che imparano troppo presto cosa significa paura, silenzio, isolamento.<br />
Molti di loro non subiscono violenza diretta, ma assistono a quella che travolge le madri: la violenza assistita. Uno dei traumi più potenti e sottovalutati, che lascia segni profondi nello sviluppo emotivo e neurologico.</p>
<p><strong>Quando il trauma diventa eredità</strong></p>
<p>Le neuroscienze ci dicono che il trauma non passa solo attraverso i racconti o i ricordi, ma anche attraverso il corpo.<br />
È trasmesso dagli ormoni, dai comportamenti, dai silenzi. È inciso nei gesti quotidiani, nei rapporti affettivi, persino nella biologia.</p>
<p>Eppure, non è una condanna definitiva.<br />
Gli stessi studi ci mostrano che un ambiente sicuro, l’ascolto, la cura relazionale possono ridurre, trasformare, persino invertire gli effetti del trauma. È la prova che la cura collettiva è possibile e necessaria.</p>
<p><strong>Il nostro compito</strong></p>
<p>Come <em>Le Rose di Gerico</em> lo vediamo ogni giorno: donne che portano addosso ferite invisibili, bambini che imparano a vivere nel silenzio, generazioni che rischiano di ereditare dolore invece che possibilità</p>
<p>Per questo sentiamo forte la responsabilità di:<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> offrire spazi di ascolto dove la sofferenza non sia negata;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> costruire percorsi di educazione affettiva, perché la cura si impara;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> mantenere viva la memoria delle ferite collettive, trasformandole in consapevolezza e cambiamento.</p>
<p>Il trauma non appartiene solo a chi lo vive. Ci riguarda tutti.</p>
<p>Se resta invisibile, continuerà a crescere, passando da un corpo all’altro, da una generazione all’altra.<br />
Ma se lo nominiamo, se lo riconosciamo, se ce ne prendiamo cura insieme, allora il dolore può diventare forza.</p>
<p>E il futuro non sarà solo eredità di ferite, ma possibilità di rinascita.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Serena Santostefano </em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il doppio standard sessuale: il caso OnlyFans, la morale selettiva e il dominio maschile</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-doppio-standard-sessuale-il-caso-onlyfans-la-morale-selettiva-e-il-dominio-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 16:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#consenso]]></category>
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					<description><![CDATA[Il recente caso della maestra licenziata per avere un profilo su OnlyFans ha riportato al centro del dibattito pubblico un nodo che non è semplicemente morale o educativo: è un nodo politico e culturale, che rivela quanto i corpi delle donne siano ancora terreno di controllo sociale. Mentre una donna viene sanzionata per una scelta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2930" data-end="3191">Il recente caso della maestra licenziata per avere un profilo su OnlyFans ha riportato al centro del dibattito pubblico un nodo che non è semplicemente morale o educativo: è un nodo politico e culturale, che rivela quanto i corpi delle donne siano ancora terreno di controllo sociale.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Mentre una donna viene sanzionata per una scelta consapevole e autodeterminata sulla propria sessualità, decine di migliaia di uomini raccolti in gruppi online, che condividono e consumano immagini intime di donne senza consenso, non subiscono conseguenze proporzionate.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È qui che emerge, in tutta la sua evidenza, il doppio standard sessuale : ciò che nelle donne viene punito, negli uomini viene normalizzato.</p>
<h6 data-start="2930" data-end="3191">Bourdieu e la violenza simbolica</h6>
<p data-start="2930" data-end="3191">Per comprendere questa dinamica, è utile richiamare il pensiero di Pierre Bourdieu. Nella sua opera La domination masculine (1998), il sociologo francese mostra come il patriarcato non si limiti a un insieme di regole esplicite, ma funzioni soprattutto attraverso la violenza simbolica : una forma di potere che si esercita in modo invisibile, legittimato dagli stessi soggetti che lo subiscono.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">La morale selettiva che colpisce le donne e protegge gli uomini è un esempio di violenza simbolica: viene presentato come “difesa del decoro” o “tutela dei minori”, ma in realtà agisce per ribadire un habitus sociale che impone ruoli e gerarchie.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Il corpo femminile, in questa logica, non appartiene mai del tutto alla donna: può essere desiderato, consumato, persino violato, purché resti sotto il controllo delle norme maschili.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Quando la donna sceglie autonomamente, diventa trasgressiva e va punita.</p>
<h6 data-start="2930" data-end="3191">L&#8217;ipocrisia culturale</h6>
<p data-start="2930" data-end="3191">Il punto centrale non è la sessualità, ma il potere . Un sistema che sanziona la maestra e assolve gli uomini dei gruppi online non difende né i bambini né la dignità pubblica: difende il proprio diritto a decidere chi ha accesso alla libertà e chi no.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È la riproduzione, aggiornata al mondo digitale, di quell&#8217;ordine sociale che Bourdieu definiva “androcentrico”: un ordine che presenta la subordinazione delle donne come naturale, e la superiorità maschile come legittima.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Se vogliamo davvero parlare di educazione, allora bisogna ribaltare la prospettiva. Non è incompatibile con il ruolo educativo una maestra che, nella propria vita privata, sceglie come vivere il proprio corpo.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È incompatibile con il ruolo educativo una società che insegna ai ragazzi che la violazione della dignità femminile è irrilevante.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Come psicologi, come educatori, come cittadini, non possiamo accettare questa distorsione. Perché ogni volta che puniamo la libertà delle donne e normalizziamo la violenza maschile, stiamo educando – nel silenzio – alla cultura del possesso e dell&#8217;impunità.</p>
<h2 data-start="3193" data-end="3210">Bibliografia</h2>
<ul data-start="3212" data-end="3835">
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Bibliografia Bourdieu, P. (1998). La dominazione maschile . Parigi: Siviglia.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Bourdieu, P. (1990). Le sens pratique . Parigi: Minuit.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Connell, RW (2005). Mascolinità (2a ed.). Berkeley: University of California Press.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Glick, P., &amp; Fiske, ST (2001). Sessismo ambivalente. In MP Zanna (a cura di), Advances in experimental social psychology (Vol. 33, pp. 115–188). Academic Press.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Butler, J. (1990). Problemi di genere: femminismo e sovversione dell&#8217;identità . New York: Routledge.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Federici, S. (2019). Il punto zero della rivoluzione. Lavoro domestico, riproduzione e lotta femminista . Roma: Ombre Corte.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diana, l’infanzia tradita. Riflessioni psicologiche sul caso Alessia Pifferi</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/diana-linfanzia-tradita-riflessioni-psicologiche-sul-caso-alessia-pifferi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 08:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#AbbandonoInfantile]]></category>
		<category><![CDATA[#GiustiziaPerDiana]]></category>
		<category><![CDATA[#InfanziaTradita]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[#MadriENarrazione]]></category>
		<category><![CDATA[#ProtezioneMinori]]></category>
		<category><![CDATA[#ResponsabilitàCollettiva]]></category>
		<category><![CDATA[#StopViolenza]]></category>
		<category><![CDATA[#StorieCheFannoMale]]></category>
		<category><![CDATA[#ViolenzaInvisibile]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda di Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, Diana, è una ferita collettiva. Non solo perché racconta la morte di una bambina indifesa, ma perché ci costringe a interrogarci su maternità, responsabilità e fragilità sociali. Una consapevolezza Diana è stata lasciata sola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="299" data-end="607">La vicenda di Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, Diana, è una ferita collettiva. Non solo perché racconta la morte di una bambina indifesa, ma perché ci costringe a interrogarci su maternità, responsabilità e fragilità sociali.</p>
<hr data-start="609" data-end="612" />
<h2 data-start="614" data-end="637">Una consapevolezza</h2>
<p data-start="638" data-end="947">Diana è stata lasciata sola per sei giorni, con un biberon insufficiente e forse sedata con benzodiazepine. Non era la prima volta: già in passato la madre si era allontanata per interi weekend.<br data-start="832" data-end="835" />Non un gesto impulsivo, non un “raptus”, ma un comportamento reiterato, frutto di scelte lucide e consapevoli.</p>
<hr data-start="949" data-end="952" />
<h2 data-start="954" data-end="988">Quando la maternità non basta</h2>
<p data-start="989" data-end="1394">Spesso si tende a credere che l’essere madre garantisca automaticamente un istinto protettivo. Questo caso dimostra il contrario.<br data-start="1118" data-end="1121" />Alessia Pifferi non era incapace di intendere e volere: gli esperti lo hanno escluso. La sua condotta nasce da fragilità narcisistiche, dal bisogno di apparire “adeguata” agli occhi del compagno e della società, più che dal riconoscimento dei bisogni vitali della figlia.</p>
<p data-start="1396" data-end="1737">La maternità, da sola, non crea responsabilità: richiede maturità affettiva, consapevolezza e capacità di cura. La psicologia dello sviluppo evidenzia come la genitorialità sia un processo complesso, che può fallire drammaticamente quando prevalgono fattori di debolezza psichica, sociale ed emotiva (Belsky, 1984; Cicchetti &amp; Toth, 2005).</p>
<hr data-start="1739" data-end="1742" />
<h2 data-start="1744" data-end="1771">Il silenzio che uccide</h2>
<p data-start="1772" data-end="2113">Accanto alla colpa individuale, resta la domanda: <strong data-start="1822" data-end="1854">chi ha visto e non ha agito?</strong><br data-start="1854" data-end="1857" />I vicini percepivano un silenzio innaturale, ma non hanno allertato nessuno. I servizi sociali non sono mai intervenuti. Questo ci dice che la tutela dei bambini non può essere lasciata al caso, ma necessita di reti di monitoraggio, ascolto e protezione.</p>
<p data-start="2115" data-end="2354">Le forme di violenza invisibile, come la trascuratezza e la deprivazione affettiva, sono tra le più dannose nello sviluppo infantile, con conseguenze neuropsicologiche e relazionali a lungo termine (De Bellis, 2005; Norman et al., 2012).</p>
<hr data-start="2356" data-end="2359" />
<h2 data-start="2361" data-end="2385">Giustizia e memoria</h2>
<p data-start="2386" data-end="2550">Oggi la giustizia ha riconosciuto la piena responsabilità della madre. Ma la memoria di Diana non può esaurirsi in una sentenza: deve diventare un monito sociale.</p>
<p data-start="2552" data-end="2760">Come associazione che si occupa di violenza di genere, crediamo sia fondamentale estendere la riflessione anche ai più piccoli, vittime di violenza invisibile: la trascuratezza, l’abbandono, l’indifferenza.</p>
<p data-start="2762" data-end="2891">Diana non aveva voce. Sta a noi, oggi, darle parola, perché nessun altro bambino venga lasciato solo nel silenzio di una culla.</p>
<hr data-start="2893" data-end="2896" />
<p data-start="2898" data-end="2919"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong data-start="2901" data-end="2917">Bibliografia</strong></p>
<ul data-start="2920" data-end="3700">
<li data-start="2920" data-end="3069">
<p data-start="2922" data-end="3069">Belsky, J. (1984). <em data-start="2941" data-end="3002">I determinanti della genitorialità: un modello di processo.</em> Child Development, 55(1), 83–96. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.2307/1129836?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3036" data-end="3067">https://doi.org/10.2307/1129836</a></p>
</li>
<li data-start="3070" data-end="3243">
<p data-start="3072" data-end="3243">Cicchetti, D., &amp; Toth, S.L. (2005). <em data-start="3108" data-end="3135">Maltrattamento infantile.</em> Annual Review of Clinical Psychology, 1, 409–438. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1146/annurev.clinpsy.1.102803.144029?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3186" data-end="3241">https://doi.org/10.1146/annurev.clinpsy.1.102803.144029</a></p>
</li>
<li data-start="3244" data-end="3391">
<p data-start="3246" data-end="3391">De Bellis, M.D. (2005). <em data-start="3270" data-end="3306">La psicobiologia della negligenza.</em> Maltrattamento infantile, 10(2), 150–172. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1177/1077559505275116?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3349" data-end="3389">https://doi.org/10.1177/1077559505275116</a></p>
</li>
<li data-start="3392" data-end="3700">
<p data-start="3394" data-end="3700">Norman, R.E., Byambaa, M., De, R., Butchart, A., Scott, J., &amp; Vos, T. (2012). <em data-start="3472" data-end="3621">Le conseguenze a lungo termine sulla salute dell&#8217;abuso fisico, emotivo e della negligenza sui minori: una revisione sistematica e una meta-analisi.</em> PLoS Medicine, 9(11), e1001349. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1001349?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3654" data-end="3698">https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1001349</a></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3394" data-end="3700">
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cervello di un padre con la P maiuscola: la lucidità di Anas al-Sharif</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-cervello-di-un-padre-con-la-p-maiuscola-la-lucidita-di-anas-al-sharif/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 12:33:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[AmoreEVerità]]></category>
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		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
		<category><![CDATA[CoraggioEDignità]]></category>
		<category><![CDATA[CoscienzaAttiva]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[EreditàEmotiva]]></category>
		<category><![CDATA[ForzaInteriore]]></category>
		<category><![CDATA[NonIndifferenti]]></category>
		<category><![CDATA[PadreConLaP]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[TestimoneDiVita]]></category>
		<category><![CDATA[UmanitàConnessa]]></category>
		<category><![CDATA[VitaEMorte]]></category>
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					<description><![CDATA[Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama. Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="226" data-end="461">Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama.</p>
<p data-start="463" data-end="822">Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. A 28 anni — ventotto anni appena — aveva già lasciato scritto il suo testamento, da pubblicare solo dopo la sua morte. Non un manifesto politico, non parole di odio, ma un atto d’amore smisurato per la verità, per il proprio popolo e soprattutto per la propria famiglia.</p>
<p data-start="824" data-end="1093">Dal punto di vista psicologico, le sue parole rivelano il funzionamento di un cervello che vive nella consapevolezza della propria mortalità senza esserne paralizzato. In contesti estremi, la mente di un genitore può attivare una combinazione straordinaria di circuiti:</p>
<ul data-start="1095" data-end="1469">
<li data-start="1095" data-end="1230">
<p data-start="1097" data-end="1230">La corteccia prefrontale, sede della pianificazione e del pensiero strategico, che permette di dare priorità a ciò che conta davvero.</p>
</li>
<li data-start="1231" data-end="1343">
<p data-start="1233" data-end="1343">Il sistema limbico, dove risiedono emozioni intense come l’amore, la paura, il dolore, ma anche la resilienza.</p>
</li>
<li data-start="1344" data-end="1469">
<p data-start="1346" data-end="1469">Le aree legate all’empatia, che mantengono vivo il legame con i figli e la comunità anche quando il corpo è sotto minaccia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1471" data-end="1774">Anas non ha solo raccontato la verità sul massacro che stava vivendo: ha affidato la sua missione a chi resta, e lo ha fatto usando un linguaggio di eredità emotiva e morale. Ha “passato il testimone” alla figlia, al figlio, alla moglie, alla madre — ma anche a ogni coscienza libera, ovunque nel mondo.</p>
<p data-start="1776" data-end="2009">Il suo messaggio è la prova che il vero coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire con amore nonostante la paura. Un padre così non si limita a provvedere: costruisce ponti, lascia tracce, affida semi da far crescere.</p>
<p data-start="2011" data-end="2247">Chi resta indifferente davanti a queste parole, davanti alla lucidità e alla dignità di un uomo che sapeva di non esserci più il giorno dopo, ha spento la parte più nobile del proprio cervello: quella che riconosce l’umanità nell’altro.</p>
<p data-start="2249" data-end="2364">Non è solo una storia da leggere tutta d’un fiato. È un richiamo a non lasciare che l’apatia vinca sulla coscienza.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La mafia e la violenza maschile: due facce della stessa oppressione</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/la-mafia-e-la-violenza-maschile-due-facce-della-stessa-oppressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 07:59:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[ControOgniMafia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria e giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[MemoriaViva]]></category>
		<category><![CDATA[PatriziaScifo]]></category>
		<category><![CDATA[Resistere]]></category>
		<category><![CDATA[ViolenzaDiGenere]]></category>
		<category><![CDATA[VittorioScifo]]></category>
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					<description><![CDATA[La mafia è anche violenza di genere. E troppo spesso non lo diciamo abbastanza. La storia di Patrizia Scifo, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso Giuseppe Spatola dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="263" data-end="346"><strong data-start="263" data-end="303">La mafia è anche violenza di genere.</strong> E troppo spesso non lo diciamo abbastanza.</p>
<p data-start="348" data-end="781">La storia di <strong data-start="361" data-end="379">Patrizia Scifo</strong>, uccisa a 26 anni dal compagno mafioso <strong data-start="419" data-end="439">Giuseppe Spatola</strong> dopo anni di torture fisiche e psicologiche, è una ferita ancora aperta nel corpo della nostra memoria collettiva. Seviziata, picchiata, umiliata. Patrizia riuscì a denunciare grazie all&#8217;amore della figlia <strong data-start="646" data-end="658">Angelica</strong>. Ma fu troppo tardi. E pochi giorni dopo fu assassinato anche il padre, <strong data-start="731" data-end="743">Vittorio</strong>, colpevole solo di cercare la verità.</p>
<p data-start="783" data-end="950">Questa non è solo la storia di una giovane donna uccisa da un uomo violento.<br data-start="859" data-end="862" />È la storia di una donna che ha sfidato una cultura <strong data-start="914" data-end="949">patriarcale e criminale insieme</strong>.</p>
<p data-start="952" data-end="1213">Perché la mafia non è solo un’organizzazione criminale:<br data-start="1007" data-end="1010" />è anche un <strong data-start="1021" data-end="1032">sistema</strong> che si fonda su una cultura <strong data-start="1061" data-end="1101">maschilista, patriarcale, predatoria</strong>.<br data-start="1102" data-end="1105" />Che considera la donna <strong data-start="1128" data-end="1164">come oggetto, proprietà, trofeo.</strong> Da controllare, punire, eliminare se necessario.</p>
<p data-start="1215" data-end="1289">L’agire mafioso e la violenza di genere condividono gli stessi meccanismi:</p>
<ul data-start="1291" data-end="1513">
<li data-start="1291" data-end="1351">
<p data-start="1293" data-end="1351">il dominio e il controllo sul corpo e sulla vita altrui;</p>
</li>
<li data-start="1352" data-end="1411">
<p data-start="1354" data-end="1411">il silenzio imposto, la paura come strumento di potere;</p>
</li>
<li data-start="1412" data-end="1455">
<p data-start="1414" data-end="1455">l’isolamento sistematico della vittima;</p>
</li>
<li data-start="1456" data-end="1513">
<p data-start="1458" data-end="1513">la negazione dell’autonomia e della libertà dell’altro.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1515" data-end="1764">Non è un caso se tante donne vittime di mafiosi, anche quando non muoiono, subiscono per anni le stesse dinamiche di abuso.<br data-start="1638" data-end="1641" />Non è un caso se molte <strong data-start="1664" data-end="1695">collaboratrici di giustizia</strong> sono, prima di tutto, donne che hanno detto basta a uomini violenti.</p>
<p data-start="1766" data-end="1939">È in questa intersezione che nasce l’impegno della nostra associazione:<br data-start="1837" data-end="1840" /><strong data-start="1840" data-end="1924">combattere la violenza di genere significa anche contrastare la cultura mafiosa.</strong><br data-start="1924" data-end="1927" />E viceversa.</p>
<p data-start="1941" data-end="2173">Ricordare <strong data-start="1951" data-end="1963">Patrizia</strong> e <strong data-start="1966" data-end="1978">Vittorio</strong> oggi non è solo un atto di memoria:<br data-start="2014" data-end="2017" />è un <strong data-start="2022" data-end="2044">atto di giustizia.</strong> È dire, con forza, che <strong data-start="2068" data-end="2097">l’indifferenza è complice</strong>.<br data-start="2098" data-end="2101" />Che <strong data-start="2105" data-end="2130">la verità va nominata</strong>. Che <strong data-start="2136" data-end="2173">la resistenza passa dalle storie.</strong></p>
<p data-start="2175" data-end="2295">Per Patrizia.<br data-start="2188" data-end="2191" />Per Vittorio.<br data-start="2204" data-end="2207" />Per tutte le vittime dimenticate.<br data-start="2240" data-end="2243" /><strong data-start="2243" data-end="2295">Contro ogni mafia. Contro ogni violenza. Sempre.</strong></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il corpo che danza: il caso di Linda Martino e il controllo sulle donne</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-corpo-che-danza-il-caso-di-linda-martino-e-il-controllo-sulle-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 12:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#ControlloDelCorpo]]></category>
		<category><![CDATA[#CorpoComeResistenza]]></category>
		<category><![CDATA[#DanzaÈArte]]></category>
		<category><![CDATA[#DirittiDelleDonne]]></category>
		<category><![CDATA[#FemminismoContemporaneo]]></category>
		<category><![CDATA[#FreeLindaMartino]]></category>
		<category><![CDATA[#IlCorpoDelleDonne]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LibertàFemminile]]></category>
		<category><![CDATA[#LindaMartino]]></category>
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					<description><![CDATA[“La danza è arte. Il corpo delle donne non è uno scandalo: è libertà.” Con queste parole, come Le Rose di Gerico, vogliamo dare voce e forza a una storia che ci riguarda da vicino. Perché riguarda tutte le donne. Linda Martino, artista italiana, è trattenuta in Egitto con un’accusa tanto assurda quanto allarmante: offesa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4 data-start="252" data-end="404">“La danza è arte. Il corpo delle donne non è uno scandalo: è libertà.”</h4>
<p data-start="406" data-end="549">Con queste parole, come <em data-start="430" data-end="449">Le Rose di Gerico</em>, vogliamo dare voce e forza a una storia che ci riguarda da vicino. Perché riguarda tutte le donne.</p>
<p data-start="551" data-end="954">Linda Martino, artista italiana, è trattenuta in Egitto con un’accusa tanto assurda quanto allarmante: offesa alla morale pubblica, per aver danzato.<br data-start="700" data-end="703" />Non una provocazione, né una trasgressione gratuita, ma un atto artistico.<br data-start="777" data-end="780" />Una forma espressiva che diventa gesto politico nel momento in cui infrange uno dei tabù più antichi e profondi delle società patriarcali: <strong data-start="919" data-end="953">la libertà del corpo femminile</strong>.</p>
<h4 data-start="961" data-end="1025">Il controllo dei corpi: un meccanismo antico, ancora attuale</h4>
<p data-start="1027" data-end="1283">Questa vicenda non è solo un fatto di cronaca. È lo specchio di un sistema più ampio.<br data-start="1112" data-end="1115" />La sociologia e la filosofia contemporanea hanno da tempo evidenziato come le società esercitino potere e controllo attraverso il corpo, soprattutto quello delle donne.</p>
<p data-start="1285" data-end="1623"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <em data-start="1288" data-end="1305">Michel Foucault</em>, nel suo lavoro sul potere e la biopolitica, ha mostrato come il corpo sia il primo terreno su cui si esercita il controllo sociale: attraverso norme, sguardi, istituzioni, punizioni. Il corpo non è neutro, ma “addomesticato” dalla società. Il corpo che sfugge al controllo — come quello che danza — diventa sospetto.</p>
<p data-start="1625" data-end="1949"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <em data-start="1628" data-end="1643">Judith Butler</em> ci ha insegnato che il genere è una performance culturale, e che le donne che “sconfinano” — che si riappropriano del proprio corpo, del proprio spazio, della propria espressione — sovvertono le regole imposte. Una donna che danza, nel linguaggio di Butler, sfida la norma, ed è proprio per questo punita.</p>
<p data-start="1951" data-end="2210"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <em data-start="1954" data-end="1971">Pierre Bourdieu</em>, parlando dell’<em data-start="1987" data-end="1996">habitus</em>, ha descritto come le strutture sociali si interiorizzano nei corpi: gesti, posture, comportamenti femminili sono regolati, trasmessi e poi autoimposti. Chi si discosta viene giudicata “immorale” o “sconveniente”.</p>
<p data-start="2212" data-end="2491"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <em data-start="2215" data-end="2228">Susan Bordo</em>, nel suo libro <em data-start="2244" data-end="2267">Il corpo e la società</em>, denuncia il modo in cui il corpo femminile viene disciplinato: non solo attraverso regole esplicite, ma anche tramite la cultura, i media, le istituzioni. La donna che sfugge a queste norme viene etichettata come deviante.</p>
<h4 data-start="2498" data-end="2521">Danzare è resistere</h4>
<p data-start="2523" data-end="2743">Nel caso di Linda Martino, la danza è diventata <strong data-start="2571" data-end="2593">atto di resistenza</strong>.<br data-start="2594" data-end="2597" />Un corpo che si muove liberamente, che esce dai codici del silenzio e dell&#8217;invisibilità, diventa politico.<br data-start="2703" data-end="2706" />Ed è proprio per questo che fa paura.</p>
<p data-start="2745" data-end="2868">Chi decide cosa è morale?<br data-start="2770" data-end="2773" />E perché il corpo delle donne viene così spesso ridotto a simbolo da normare, regolare, punire?</p>
<p data-start="2870" data-end="3028">Siamo di fronte a un attacco non solo all’arte, ma alla libertà. Alla <strong data-start="2940" data-end="2961">libertà di essere</strong>, di esprimersi, di esistere pienamente e pubblicamente come donne.</p>
<h4 data-start="3035" data-end="3081">La nostra voce per Linda. E per tutte noi.</h4>
<p data-start="3083" data-end="3263">Come <em data-start="3088" data-end="3107">Le Rose di Gerico</em>, ci schieriamo al fianco di Linda e di tutte le donne che, nel mondo, vengono giudicate, condannate, limitate nel loro diritto di abitare il proprio corpo.</p>
<p data-start="3265" data-end="3387">La libertà femminile <strong data-start="3286" data-end="3306">non è un crimine</strong>.<br data-start="3307" data-end="3310" />È un diritto.<br data-start="3323" data-end="3326" />E non smetteremo mai di affermarlo, di danzarlo, di gridarlo.</p>
<p data-start="3389" data-end="3537">Invitiamo ogni donna, ogni artista, ogni persona libera, a unirsi a questa voce.<br data-start="3469" data-end="3472" />Perché <strong data-start="3479" data-end="3536">ogni corpo che si muove libero è un atto di giustizia</strong>.</p>
<p data-start="3544" data-end="3659"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f4e3.png" alt="📣" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Unisciti alla campagna:<br data-start="3570" data-end="3573" />#FreeLindaMartino<br data-start="3590" data-end="3593" />#IlCorpoDelleDonneNonSiProcessa<br data-start="3624" data-end="3627" />#DanzaÈArte<br data-start="3638" data-end="3641" />#LibertàPerLinda</p>
<p style="text-align: center;" data-start="3661" data-end="3680"><em data-start="3661" data-end="3680">Le Rose di Gerico</em></p>
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