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	<title>Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<description>A favore delle donne</description>
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	<title>Associazione Le Rose di Gerico</title>
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	<item>
		<title>Senza consenso non è amore: una rivoluzione normativa finalmente in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Nov 2025 18:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi celebriamo un passo giuridico e culturale di portata storica. La Camera dei deputati, con voto unanime, ha approvato una proposta di legge che cambia profondamente il modo in cui il nostro ordinamento considera la violenza sessuale. Non più semplicemente la costrizione, non più solo il “no” urlato o la resistenza fisica: da oggi, il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi celebriamo un passo giuridico e culturale di portata storica. La <strong>Camera dei deputati</strong>, con voto unanime, ha approvato una proposta di legge che cambia profondamente il modo in cui il nostro ordinamento considera la violenza sessuale. Non più semplicemente la costrizione, non più solo il “no” urlato o la resistenza fisica: da oggi, il principio decisivo sarà il <strong>consenso libero e attuale</strong>.</p>
<p><strong>Perché è così importante</strong></p>
<p>Nella maggior parte dei casi di violenza sessuale, chi subisce non ha la possibilità – fisica, psicologica o emotiva – di opporre una reazione evidente. Paura, shock, immobilizzazione: queste reazioni sono reali, ma troppo spesso la legge ha interpretato la mancanza di una resistenza attiva come una forma di assenso. Con questa riforma, si ribalta radicalmente questo paradigma. Non è più la vittima a doversi giustificare o a dover dimostrare che non era d’accordo: sarà l’autore potenziale del reato a dover dimostrare che c’era un consenso autentico.</p>
<p>È una rivoluzione culturale, non solo formale: l’Italia si avvicina a paesi europei che da tempo hanno fatto questa scelta, e si riallinea anche agli standard della Convenzione di Istanbul.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa prevede la legge</strong></p>
<ul>
<li>La proposta riscrive l’articolo <strong>609-bis</strong> del codice penale, introducendo la definizione di consenso come “libera manifestazione della volontà” che <strong>deve persistere per tutta la durata dell’atto sessuale</strong> e può essere revocata in ogni momento.</li>
<li>Non è considerato consenso valido quello ottenuto con coercizione, inganno, abuso d’autorità o quando la persona si trovi in condizioni di vulnerabilità fisica o psicologica.</li>
<li>Le pene previste sono più severe: chi compie atti sessuali senza consenso può essere condannato da <strong>6 a 12 anni di reclusione</strong>.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Merito delle donne che hanno lottato (e di Laura Boldrini)</strong></p>
<p>Questo risultato non è frutto del caso: è il risultato di anni di mobilitazione, sensibilizzazione, resistenza culturale. Un ringraziamento speciale va a <strong>Laura Boldrini</strong>, che per molto tempo ha promosso questa proposta di legge fino a portarla in Aula, e a tutte le attiviste, le associazioni e le donne che non hanno mai cessato di lottare perché la legge riconoscesse il valore del consenso.</p>
<p>Boldrini ha dichiarato che è ora di dire basta alla logica per cui una vittima “doveva sapere cosa aspettarsi”: non è compito di chi subisce una violenza provare di aver opposto resistenza, ma di chi la commette provare di aver avuto un consenso chiaro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le sfide che restano</strong></p>
<p>Il testo approvato oggi alla Camera è un primo, fondamentale passo, ma <strong>non è ancora legge</strong>: ora passa al Senato per l’ultimo passaggio parlamentare.</p>
<p>Inoltre, l’adozione di questa norma comporta anche una sfida culturale: non basta cambiare le parole del codice penale, occorre che la società comprenda il significato profondo del consenso. Serve formazione, educazione sessuale, un dibattito serio su cosa significa “sì” e su come riconoscere l’autonomia e la libertà dell’altro, anche quando non ci sono urla o segni di resistenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Perché questo è un momento di speranza</strong></p>
<p>Questa legge non è solo una vittoria formale, ma un segnale potente: <strong>si cambia</strong>, e il cambiamento è possibile. È un atto di giustizia verso chi ha subito violenza, ma anche un messaggio per le generazioni future: il consenso non è un dettaglio, non è un punto secondario, ma il cuore della dignità di ogni persona.</p>
<p>Si guarda a questo traguardo con commozione e fiducia: è un passo verso un’Italia più rispettosa, più sicura, più libera.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><em>Antonella Iannoccaro</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Nessuna colpa” emoziona e riempie la sala: una comunità unita contro la violenza di genere</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/nessuna-colpa-emoziona-e-riempie-la-sala-una-comunita-unita-contro-la-violenza-di-genere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 13:43:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[Antonella Iannoccaro]]></category>
		<category><![CDATA[comunità contro la violenza]]></category>
		<category><![CDATA[comunità in ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[cultura della non violenza]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[nessuna colpa]]></category>
		<category><![CDATA[pari opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione libro]]></category>
		<category><![CDATA[San Marco Argentano]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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					<description><![CDATA[Una sala gremita e un ascolto attento fino all&#8217;ultima parola hanno caratterizzato la presentazione di Nessuna colpa. Essere donna tra violenza di genere e &#8216;ndrangheta, il nuovo libro della psicologa Antonella Iannoccaro, promosso dall&#8217;associazione Le Rose di Gerico e ospitato nella Parrocchia Santa Maria Assunta. L&#8217;incontro, moderato con grande sensibilità da Matteo Cipolla, si è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sala gremita e un ascolto attento fino all&#8217;ultima parola hanno caratterizzato la presentazione di <em>Nessuna colpa. Essere donna tra violenza di genere e &#8216;ndrangheta</em>, il nuovo libro della psicologa <strong>Antonella Iannoccaro</strong>, promosso dall&#8217;associazione <strong>Le Rose di Gerico</strong> e ospitato nella Parrocchia Santa Maria Assunta.</p>
<p>L&#8217;incontro, moderato con grande sensibilità da <strong>Matteo Cipolla</strong>, si è trasformato in un momento di forte partecipazione emotiva e civile, capace di coinvolgere profondamente un pubblico numeroso e silenzioso, desideroso di ascoltare e comprendere.</p>
<p><strong>Un libro che diventa specchio e denuncia</strong></p>
<p><em>Nessuna colpa</em> affronta con delicatezza e rigore psicologico la violenza di genere nei contesti familiari e in quelli segnati dalla cultura mafiosa. L&#8217;autrice ha ricordato l&#8217;urgenza di “guardare e vedere” ciò che si consuma nelle case: un terreno dove la violenza spesso cresce in silenzio, alimentata da paura, dipendenza economica, vergogna e soprattutto da un doloroso senso di colpa che molte donne interiorizzano.</p>
<p><strong>Le voci della serata</strong></p>
<p><strong>La Sindaca Virginia Mariotti</strong> ha richiamato il ruolo delle istituzioni nel costruire comunità fondate sul rispetto, sulla legalità e sulla tutela delle donne.</p>
<p><strong>S.E. Mons. Stefano Rega</strong>, Vescovo di San Marco Argentano-Scalea, ha ribadito con fermezza il “no” assoluto della Chiesa a ogni forma di violenza, sottolineando il valore dell&#8217;ascolto e del dialogo.</p>
<p>L&#8217;editore <strong>Michele Falco</strong> ha raccontato il coraggio e la volontà di investire su un libro che non è “di mercato”, ma di missione: necessario per il suo valore culturale e sociale.</p>
<p>Un momento particolarmente emozionante è stato quello della testimonianza di <strong>Marisa Garofalo</strong>, che con parole forti e sincere ha toccato il cuore dei presenti, suscitando commozione e una indignazione sana, che richiama al cambiamento.</p>
<p>L&#8217;avvocata <strong>Maria Gagliardi</strong>, Presidente del CPO del COA Tribunale di Cosenza, ha denunciato con chiarezza come ancora oggi nei tribunali si pongano domande inaccettabili, rivelando quanto il cammino verso una giustizia realmente rispettosa della donna sia ancora lungo.</p>
<p><strong> <img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10471" src="https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1.png" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1.png 1920w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1-300x200.png 300w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1-1024x683.png 1024w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1-768x512.png 768w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1-1536x1024.png 1536w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-1-400x267.png 400w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></strong></p>
<p><strong>Educazione affettiva e sessuale: la via del cambiamento</strong></p>
<p>Da ogni intervento è emersa una convinzione comune: la violenza si combatte prima di tutto nell&#8217;educazione.<br />
Bisogna promuovere un&#8217;educazione affettiva e sessuale nelle scuole, insegnare il rispetto, riconoscere i confini, costruire relazioni sane. Solo così è possibile prevenire la violenza e formare una generazione capace di rompere modelli tossici e dinamiche di controllo.</p>
<p><strong>Una comunità presente, viva, coraggiosa</strong></p>
<p>L&#8217;autrice ha ringraziato la <strong>Commissione Regionale per le Pari Opportunità</strong>, rappresentata dalla dott.ssa <strong>Stefania Postorivo</strong>, per il patrocinio morale.<br />
Ha inoltre espresso gratitudine a:</p>
<ul>
<li><strong>Giuseppe Graziano</strong>, presente e sempre attento ai temi sociali;</li>
<li><strong>Bianca Rende</strong>, consigliere comunale di Cosenza;</li>
<li><strong>Davide Bufano</strong>, sindaco di Santa Caterina Albanese;</li>
<li>Gli assessori del Comune di San Marco Argentano <strong>Fenisia Di Cianni</strong>, <strong>Artusi</strong> e <strong>Occhiuzzi</strong>.</li>
</ul>
<p>Presenti tantissime associazioni attive della provincia di Cosenza, rappresentanti della società civile, professionisti e cittadini, che hanno trasformato la serata in un grande abbraccio collettivo.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10472" src="https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2.png" alt="" width="1920" height="1280" srcset="https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2.png 1920w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2-300x200.png 300w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2-1024x683.png 1024w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2-768x512.png 768w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2-1536x1024.png 1536w, https://www.rosedigerico.it/wp-content/uploads/2025/11/rose-di-gerico-blog-1920-x-1280-px-2-400x267.png 400w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Una serata che lascia un segno</strong></p>
<p>La presentazione di <em>Nessuna colpa</em> non è stata un semplice evento culturale, ma un momento di verità condivisa.<br />
Un invito ad aprire gli occhi, a sostenere le donne, a rompere il silenzio.<br />
Un messaggio che ha risuonato forte nella sala:</p>
<p><strong>la violenza si combatte insieme, con coraggio, cultura e comunità.<br />
E nessuna donna deve mai sentirsi colpevole di esistere.</strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando il diritto al “sì” libero viene messo in dubbio — la vicenda di Macerata e il significato del consenso</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/quando-il-diritto-al-si-libero-viene-messo-in-dubbio-la-vicenda-di-macerata-e-il-significato-del-consenso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:44:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi giorni è tornata sotto i riflettori una vicenda che invita a riflettere profondamente sul tema del consenso, della tutela delle persone più vulnerabili e della cultura del “non” in materia di rapporti sessuali. La storia: a Macerata, nel 2019, una ragazza diciassettenne arrivata in Italia per motivi di studio esce con alcuni coetanei. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="233" data-end="456">Negli ultimi giorni è tornata sotto i riflettori una vicenda che invita a riflettere profondamente sul tema del consenso, della tutela delle persone più vulnerabili e della cultura del “non” in materia di rapporti sessuali.</p>
<p data-start="458" data-end="760"><strong data-start="458" data-end="472">La storia:</strong> a Macerata, nel 2019, una ragazza diciassettenne arrivata in Italia per motivi di studio esce con alcuni coetanei. La serata si conclude con lei rimasta in auto con un giovane allora venticinquenne. Secondo l&#8217;accusa, l&#8217;uomo l’avrebbe bloccata e avrebbe avuto un rapporto non consensuale.</p>
<p data-start="762" data-end="975">In primo grado, il Tribunale di Macerata lo ha assolto, sostenendo che la ragazza “aveva già avuto rapporti”, “nella notte era salita in auto consapevole” e che quindi non poteva configurarsi la violenza sessuale.</p>
<p data-start="977" data-end="1267">Tuttavia, in appello la Corte d’Appello di Ancona ha ribaltato la decisione condannando l’uomo a tre anni per violenza sessuale, riconoscendo che il rifiuto della ragazza andava interpretato come racconto e che il consenso deve essere chiaro dall’inizio all’intero svolgimento del rapporto.</p>
<hr data-start="1269" data-end="1272" />
<h3 data-start="1274" data-end="1312">Perché questa vicenda è importante</h3>
<p data-start="1314" data-end="1529"><strong data-start="1314" data-end="1338">Il tema del consenso</strong> – Non basta che qualcuno abbia avuto rapporti in precedenza o che sia salito in auto: il consenso vale per <em data-start="1446" data-end="1452">quel</em> rapporto, <em data-start="1463" data-end="1480">in quel momento</em>, e può essere negato o revocato in ogni istante.</p>
<p data-start="1531" data-end="1703"><strong data-start="1531" data-end="1558">La minore vulnerabilità</strong> – La vittima aveva 17 anni al momento dei fatti: il tema della tutela delle minorenni (o di persone in un contesto di vulnerabilità) è centrale.</p>
<p data-start="1705" data-end="1898"><strong data-start="1705" data-end="1749">Il ruolo del contesto e della percezione</strong> – L’assoluzione in primo grado ha dato per scontato che “essere salita in auto” significasse accettare tutto. L’appello ha ribaltato questa visione.</p>
<p data-start="1900" data-end="2156"><strong data-start="1900" data-end="1927">Una cultura da cambiare</strong> – È ancora forte l’idea che “chi accetta un’uscita”, “chi si trova in un’auto”, “chi ha avuto esperienze” abbia implicitamente dato il via libera. Ma non è così: l’autonomia, la spontaneità e la libertà devono restare al centro.</p>
<hr data-start="2158" data-end="2161" />
<h3 data-start="2163" data-end="2192">Quali insegnamenti trarne</h3>
<p data-start="2194" data-end="2353"><strong data-start="2194" data-end="2221">Educazione al consenso:</strong> non può essere solo un concetto astratto. In famiglia, a scuola, nelle relazioni: sapere che “solo sì = sì” è il punto di partenza.</p>
<p data-start="2355" data-end="2532"><strong data-start="2355" data-end="2408">Essere consapevoli del nostro diritto di dire no:</strong> anche quando sembrerebbe che “tutto stava andando bene”, ognuno ha il diritto di fermarsi, di dire basta, di cambiare idea.</p>
<p data-start="2534" data-end="2742"><strong data-start="2534" data-end="2578">Il sistema giuridico e culturale evolve:</strong> questa sentenza (in appello) è un segnale che qualcosa si sta muovendo nella direzione della tutela, ma non basta – serve che l’intera società cambi atteggiamento.</p>
<p data-start="2744" data-end="2984"><strong data-start="2744" data-end="2776">Non vittimizzare la vittima:</strong> le motivazioni dell’assoluzione in primo grado – sul “non ha urlato”, “non ha cercato di aprire la portiera” – mettono sul banco chi subisce. La violenza non è solo questione di “resistenza fisica visibile”.</p>
<hr data-start="2986" data-end="2989" />
<h3 data-start="2991" data-end="3006">Conclusione</h3>
<p data-start="3008" data-end="3301">Ci troviamo di fronte a una vicenda che, più che un semplice caso di cronaca, ci pone domande radicali sul tema del rispetto, della libertà e del potere nelle relazioni.<br data-start="3177" data-end="3180" />Non è solo l’azione in sé a dover essere condannata o difesa, ma la cultura che determina come interpretare quell’azione.</p>
<p data-start="3303" data-end="3594">Spetta a tutti – istituzioni, educatori, famiglie, giovani – non dare per scontato che “una scelta significhi tutto”, ma riconoscere che ogni persona ha il diritto di dire <em data-start="3475" data-end="3479">sì</em>, ma anche il diritto di dire <em data-start="3509" data-end="3513">no</em>, e che il passaggio dall’uno all’altro non deve mai essere ignorato o svalutato.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quando la voce della democrazia restò senza parole: María Corina Machado, il Nobel per la Pace 2025 e la forza dell’umiltà</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/quando-la-voce-della-democrazia-resto-senza-parole-maria-corina-machado-il-nobel-per-la-pace-2025-e-la-forza-dellumilta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 14:47:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Forza delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Ispirazione femminile]]></category>
		<category><![CDATA[María Corina Machado]]></category>
		<category><![CDATA[Pace]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel per la Pace 2025]]></category>
		<category><![CDATA[Storie che ispirano]]></category>
		<category><![CDATA[Umiltà]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono momenti in cui la Storia si ferma per ascoltare il silenzio.Non un silenzio vuoto, ma quello colmo di emozione e gratitudine di chi, dopo anni di battaglie, riceve un riconoscimento che travalica ogni confine personale.È ciò che è accaduto a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, quando ha ricevuto la telefonata che le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="324" data-end="756">Ci sono momenti in cui la Storia si ferma per ascoltare il silenzio.<br data-start="392" data-end="395" />Non un silenzio vuoto, ma quello colmo di emozione e gratitudine di chi, dopo anni di battaglie, riceve un riconoscimento che travalica ogni confine personale.<br data-start="554" data-end="557" />È ciò che è accaduto a <strong data-start="580" data-end="604">María Corina Machado</strong>, leader dell’opposizione venezuelana, quando ha ricevuto la telefonata che le annunciava di essere la vincitrice del <strong data-start="722" data-end="755">Premio Nobel per la Pace 2025</strong>.</p>
<hr data-start="758" data-end="761" />
<h3 data-start="763" data-end="800"><strong data-start="767" data-end="800">Una vita spesa per la libertà</strong></h3>
<p data-start="802" data-end="1364">Nata a Caracas nel 1967, María Corina Machado ha scelto fin da giovane di impegnarsi per la democrazia del suo Paese, il <strong data-start="923" data-end="936">Venezuela</strong>, segnato da anni di crisi politica e repressione.<br data-start="986" data-end="989" />Ingegnere industriale, ha cofondato l’organizzazione non governativa <strong data-start="1058" data-end="1068">Súmate</strong>, che si batte per la trasparenza elettorale e la difesa dei diritti civili.<br data-start="1144" data-end="1147" />Eletta all’Assemblea Nazionale nel 2011, è diventata una delle voci più ferme e coraggiose contro il regime di <strong data-start="1258" data-end="1276">Nicolás Maduro</strong>, pagando un prezzo altissimo in termini di persecuzioni, esclusione politica e minacce.</p>
<p data-start="1366" data-end="1550">Eppure, nonostante tutto, non ha mai rinunciato alla via pacifica.<br data-start="1432" data-end="1435" />Ha sempre parlato di libertà, dignità e responsabilità collettiva, rifiutando la logica dell’odio e della vendetta.</p>
<hr data-start="1552" data-end="1555" />
<h3 data-start="1557" data-end="1590"><strong data-start="1561" data-end="1590">Il Nobel per la Pace 2025</strong></h3>
<p data-start="1592" data-end="1941">Il <strong data-start="1595" data-end="1630">Comitato Norvegese per il Nobel</strong> ha riconosciuto in lei “il simbolo della resistenza civile e della speranza democratica del popolo venezuelano”.<br data-start="1743" data-end="1746" />Il premio, che sarà consegnato il 10 dicembre a Oslo, rappresenta non solo un tributo a Machado, ma anche a un intero popolo che continua a credere nella possibilità di un futuro giusto e libero.</p>
<hr data-start="1943" data-end="1946" />
<h3 data-start="1948" data-end="1995"><strong data-start="1952" data-end="1995">La chiamata e l’emozione del segretario</strong></h3>
<p data-start="1997" data-end="2233">Il momento dell’annuncio resterà nella memoria collettiva.<br data-start="2055" data-end="2058" />A chiamarla è stato <strong data-start="2078" data-end="2105">Kristian Berg Harpviken</strong>, segretario del Comitato Norvegese del Nobel.<br data-start="2151" data-end="2154" />La sua voce era emozionata, quasi tremante, quando le ha comunicato la notizia:</p>
<blockquote data-start="2235" data-end="2340">
<p data-start="2237" data-end="2340">“Tra pochi minuti annunceremo pubblicamente che le è stato assegnato il Premio Nobel per la Pace 2025.”</p>
</blockquote>
<p data-start="2342" data-end="2431">Dall’altra parte della linea, un lungo silenzio.<br data-start="2390" data-end="2393" />Poi una risposta semplice, disarmante:</p>
<blockquote data-start="2433" data-end="2547">
<p data-start="2435" data-end="2547">“Oh mio Dio… non ho parole. Questo premio non è mio, è del popolo venezuelano. Sono solo una persona tra tante.”</p>
</blockquote>
<p data-start="2549" data-end="2806">Parole che hanno commosso il mondo.<br data-start="2584" data-end="2587" />Il segretario stesso, visibilmente toccato, ha ringraziato Machado per la sua umiltà e la sua forza, ricordando che “la pace ha bisogno di voci come la sua, capaci di parlare con sincerità e silenzio allo stesso tempo”.</p>
<hr data-start="2808" data-end="2811" />
<h3 data-start="2813" data-end="2856"><strong data-start="2817" data-end="2856">L’umiltà come linguaggio universale</strong></h3>
<p data-start="2858" data-end="3227">In un tempo in cui molti gridano per farsi ascoltare, María Corina Machado ha scelto di restare senza parole.<br data-start="2967" data-end="2970" />Non per mancanza di eloquenza, ma per gratitudine, per stupore, per rispetto verso il significato profondo di quel riconoscimento.<br data-start="3100" data-end="3103" />Il suo silenzio è diventato voce collettiva, un abbraccio simbolico a chi lotta senza armi, ma con la forza della coscienza.</p>
<p data-start="3229" data-end="3411">In quell’attimo di commozione, Machado ha incarnato il senso più autentico del Nobel: la pace non come premio alla vittoria, ma come testimonianza del coraggio di chi non si arrende.</p>
<hr data-start="3413" data-end="3416" />
<h3 data-start="3418" data-end="3464"><strong data-start="3422" data-end="3464">Un messaggio che ci riguarda da vicino</strong></h3>
<p data-start="3466" data-end="3906">Per noi de <strong data-start="3477" data-end="3498">Le Rose di Gerico</strong>, questo premio ha un significato profondo.<br data-start="3541" data-end="3544" />Racconta di una donna che, con la sola forza della parola e dell’esempio, ha sfidato la paura e l’indifferenza.<br data-start="3655" data-end="3658" />Racconta che la pace nasce da gesti quotidiani di coerenza, da voci che scelgono la verità anche quando costa.<br data-start="3768" data-end="3771" />E ci ricorda che l’umiltà è una forma di grandezza: quella che costruisce, con pazienza e silenzio, la speranza di un mondo più giusto.</p>
<p data-start="3908" data-end="4243">Nel suo <em data-start="3916" data-end="3933">“non ho parole”</em> c’era tutto: la fatica, la fede, la forza e la dolcezza di chi crede ancora che la libertà non sia un privilegio, ma un diritto.<br data-start="4062" data-end="4065" />Un Nobel che illumina non solo il Venezuela, ma tutti noi, perché ci invita a non smettere di credere nella forza pacifica del cambiamento e nella dignità del silenzio che parla.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Paolo, 14 anni: quando il silenzio uccide più dei colpi</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/paolo-14-anni-quando-il-silenzio-uccide-piu-dei-colpi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 18:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
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					<description><![CDATA[Riflessioni sul bullismo e la responsabilità collettiva L’11 settembre 2025, a Santi Cosma e Damiano (LT), Paolo Mendico, 14 anni, si è tolto la vita nella sua cameretta, poche ore prima dell’inizio della scuola. Un gesto estremo che ha scosso profondamente la comunità locale e che ci impone, come società, di guardare in faccia il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="164" data-end="221"><strong>Riflessioni sul bullismo e la responsabilità collettiva</strong></p>
<p data-start="223" data-end="552">L’11 settembre 2025, a Santi Cosma e Damiano (LT), Paolo Mendico, 14 anni, si è tolto la vita nella sua cameretta, poche ore prima dell’inizio della scuola. Un gesto estremo che ha scosso profondamente la comunità locale e che ci impone, come società, di guardare in faccia il dolore che nasce dal bullismo e dall’indifferenza.</p>
<h2 data-start="554" data-end="592"><strong>Un dolore che non nasce dal nulla</strong></h2>
<p data-start="593" data-end="849">Secondo i racconti della famiglia, Paolo subiva vessazioni fin dalle elementari: soprannomi offensivi, insulti, aggressioni fisiche. Persino alcuni insegnanti – racconta il fratello – avrebbero alimentato il clima ostile, arrivando a incitare alla rissa.</p>
<p data-start="851" data-end="1041">Nonostante più di quindici segnalazioni da parte dei genitori, la scuola non avrebbe mai attivato l’iter previsto. Nessun intervento strutturale, nessun coinvolgimento dei servizi sociali.</p>
<h2 data-start="1043" data-end="1088"><strong>Una comunità che si sveglia troppo tardi</strong></h2>
<p data-start="1089" data-end="1275">Il 20 settembre, oltre mille persone hanno partecipato alla fiaccolata in suo ricordo. Lo striscione diceva: <em data-start="1198" data-end="1220">“Buon viaggio Paolo”</em>. Ma la domanda resta: dov’era questa comunità prima?</p>
<p data-start="1277" data-end="1430">Il bullismo non è mai una ragazzata. È una violenza che cresce nel silenzio e che può trasformarsi in tragedia quando le vittime vengono lasciate sole.</p>
<h2 data-start="1432" data-end="1479"><strong>Mascolinità tossica e stereotipi di genere</strong></h2>
<p data-start="1480" data-end="1890">Secondo l’associazione Mica Macho, Paolo non era fragile: era un ragazzo che non si conformava agli stereotipi maschili. Capelli lunghi, interessi diversi dal modello dominante: elementi sufficienti per diventare bersaglio di discriminazioni e prese in giro.<br data-start="1738" data-end="1741" />La mascolinità tossica è un veleno culturale che colpisce non solo le donne, ma anche tutti quei ragazzi che non si riconoscono nei canoni imposti.</p>
<h2 data-start="1892" data-end="1926"><strong>Una responsabilità collettiva</strong></h2>
<p data-start="1927" data-end="2164">Il Ministro dell’Istruzione Valditara ha annunciato ispezioni e controlli, imponendo segnalazioni obbligatorie in caso di episodi di bullismo. Ma la prevenzione non può fermarsi alla norma scritta: deve diventare una prassi quotidiana.</p>
<p data-start="2166" data-end="2208"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Come Le Rose di Gerico, crediamo che:</p>
<ul data-start="2209" data-end="2391">
<li data-start="2209" data-end="2269">
<p data-start="2211" data-end="2269">La scuola sia il primo presidio di ascolto e protezione.</p>
</li>
<li data-start="2270" data-end="2316">
<p data-start="2272" data-end="2316">Le famiglie non debbano mai sentirsi sole.</p>
</li>
<li data-start="2317" data-end="2391">
<p data-start="2319" data-end="2391">La comunità intera debba essere rete di cura, non spettatrice passiva.</p>
</li>
</ul>
<h2 data-start="2393" data-end="2433"><strong>Non basta ricordare: dobbiamo agire</strong></h2>
<p data-start="2434" data-end="2533">Paolo ci lascia una lezione dolorosa ma chiara: ignorare il bullismo significa renderci complici.</p>
<p data-start="2535" data-end="2681">La sua memoria non deve fermarsi in una fiaccolata. Deve trasformarsi in prevenzione, ascolto, educazione affettiva e responsabilità collettiva.</p>
<p data-start="2683" data-end="2794"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f4ac.png" alt="💬" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Parlarne non è morboso: è necessario.<br data-start="2723" data-end="2726" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f4cc.png" alt="📌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Perché nessun altro ragazzo debba più sentirsi solo come Paolo</p>
<p style="text-align: right;" data-start="2889" data-end="3027"><em>Serena Santostefano</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Due volte vittime: quando la violenza viene giustificata.</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/due-volte-vittime-quando-la-violenza-viene-giustificata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 10:50:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#DirittiDelleDonne]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[Culturapatriarcale]]></category>
		<category><![CDATA[Difesadellevittime]]></category>
		<category><![CDATA[Giustiziaedonne]]></category>
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		<category><![CDATA[Paritàdigenere]]></category>
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		<category><![CDATA[ViolenzaDiGenere]]></category>
		<category><![CDATA[Vittimizzazionesecondaria]]></category>
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					<description><![CDATA[La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La storia di Lucia Regna, sopravvissuta a un pestaggio che le ha lasciato lesioni permanenti e un volto ricostruito con 21 placche di titanio, non è solo la storia di una donna picchiata quasi a morte. È anche la storia di come, in certi contesti giudiziari, le vittime di violenza subiscono un&#8217;ulteriore ferita: quella della giustificazione.</p>
<p>Nelle motivazioni della sentenza che ha condannato il marito, il giudice ha sostenuto che l&#8217;uomo andrebbe «compreso», in quanto ferito dall&#8217;abbandono e dalla decisione della moglie di separarsi. Un «sentimento umano» – si legge – che spiegherebbe lo scatto d&#8217;ira.</p>
<p>Qui si colloca il paradosso: la donna è vittima due volte. La prima volta sotto i colpi fisici. La seconda volta quando la giustizia sembra quasi legittimare la violenza, ricondotta alla logica delle emozioni umane.</p>
<p><strong>La giustizia non è psicoterapia</strong></p>
<p>Certo, in psicologia comprendere le emozioni è fondamentale: la rabbia, il dolore, la frustrazione fanno parte della vita umana. Ma il diritto ha un&#8217;altra funzione: garantire la tutela dei diritti, proteggere la vittima, stabilendo limiti invalicabili. Confondere i piani rischiando di minare le basi stesse della legalità.</p>
<p><strong>Attenuanti e confini giuridici</strong></p>
<p>Il nostro ordinamento conosce istituti che modulano la responsabilità:</p>
<p>L&#8217;art. 62 cp prevede attenuanti comuni, come l&#8217;avere agito per «motivi di particolare valore morale o sociale». Ma è evidente che la gelosia, la rabbia per una separazione o la sofferenza per un tradizione non possono mai essere inquadrati in questo senso.</p>
<p>Esistono poi le attenuanti generiche (art. 62-bis cp), che permettono al giudice di ridurre la pena valutando la personalità dell&#8217;imputato e le circostanze del fatto. Tuttavia, la giurisprudenza maggioritaria ha sempre chiarito che non possono essere riconosciute quando rischiano di apparire come una giustificazione della violenza domestica.</p>
<p>L&#8217;art. 61 cp, invece, disciplina le aggravanti: tra queste, l&#8217;aver agito contro un familiare o in presenza di minori, circostanze che dovrebbero pesare in senso opposto, non certo attenuare.</p>
<p><strong>Il rischio culturale</strong></p>
<p>Quando si scrive in una sentenza che l&#8217;uomo va «compreso», si manda un messaggio ambiguo alla società: che la donna non solo subisce la violenza, ma in qualche modo la “provoca” con la sua libertà di scelta. È la trappola culturale della vittimizzazione secondaria, che sposta l&#8217;attenzione dal carnefice alla condotta della vittima.</p>
<p><strong>Conclusione</strong></p>
<p>Comprendere le emozioni umane è giusto. Confonderle con la giustizia è pericoloso. La legalità non può trasformarsi in un alibi, ma deve restare un argine fermo contro ogni forma di violenza.</p>
<p>Perché se la giustizia si piega alla “comprensione” di chi colpisce, allora le donne continueranno ad essere vittime due volte.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le ferite invisibili che restano</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/le-ferite-invisibili-che-restano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Sep 2025 18:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[#CuraCollettiva]]></category>
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					<description><![CDATA[Il dolore che non si spegne Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta. Il trauma resta. Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti. Uno studio recente pubblicato su Scientific Reports lo conferma: nelle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il dolore che non si spegne</strong></p>
<p>Un trauma non finisce quando smettono le bombe, quando cala il silenzio, quando si chiude una porta.<br />
Il trauma resta.<br />
Si scrive nel corpo, nei pensieri, nella memoria. E spesso viene consegnato in eredità ai figli e ai nipoti.</p>
<p>Uno studio recente pubblicato su <em>Scientific Reports</em> lo conferma: nelle famiglie di rifugiati siriani, le ferite della guerra si vedono nei geni. Non cambiano il DNA in sé, ma il modo in cui si esprime. È come se il dolore trovasse il modo di sopravvivere, segnando anche chi nasce dopo.</p>
<p>Un altro studio (2025) sui discendenti di sopravvissuti all’Olocausto mostra che questa eredità non è solo fragilità, ma anche resilienza: segni di adattamento e di forza che raccontano la capacità umana di resistere.</p>
<p><strong>Bambini che portano sulle spalle un peso invisibile</strong></p>
<p>In Italia oggi più di <strong>113.000</strong> minori sono vittime di maltrattamento, circa 13 minorenni su 1.000, con un incremento del 58% rispetto al 2018. Non numeri, ma volti. Bambini che imparano troppo presto cosa significa paura, silenzio, isolamento.<br />
Molti di loro non subiscono violenza diretta, ma assistono a quella che travolge le madri: la violenza assistita. Uno dei traumi più potenti e sottovalutati, che lascia segni profondi nello sviluppo emotivo e neurologico.</p>
<p><strong>Quando il trauma diventa eredità</strong></p>
<p>Le neuroscienze ci dicono che il trauma non passa solo attraverso i racconti o i ricordi, ma anche attraverso il corpo.<br />
È trasmesso dagli ormoni, dai comportamenti, dai silenzi. È inciso nei gesti quotidiani, nei rapporti affettivi, persino nella biologia.</p>
<p>Eppure, non è una condanna definitiva.<br />
Gli stessi studi ci mostrano che un ambiente sicuro, l’ascolto, la cura relazionale possono ridurre, trasformare, persino invertire gli effetti del trauma. È la prova che la cura collettiva è possibile e necessaria.</p>
<p><strong>Il nostro compito</strong></p>
<p>Come <em>Le Rose di Gerico</em> lo vediamo ogni giorno: donne che portano addosso ferite invisibili, bambini che imparano a vivere nel silenzio, generazioni che rischiano di ereditare dolore invece che possibilità</p>
<p>Per questo sentiamo forte la responsabilità di:<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> offrire spazi di ascolto dove la sofferenza non sia negata;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> costruire percorsi di educazione affettiva, perché la cura si impara;<br />
<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> mantenere viva la memoria delle ferite collettive, trasformandole in consapevolezza e cambiamento.</p>
<p>Il trauma non appartiene solo a chi lo vive. Ci riguarda tutti.</p>
<p>Se resta invisibile, continuerà a crescere, passando da un corpo all’altro, da una generazione all’altra.<br />
Ma se lo nominiamo, se lo riconosciamo, se ce ne prendiamo cura insieme, allora il dolore può diventare forza.</p>
<p>E il futuro non sarà solo eredità di ferite, ma possibilità di rinascita.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Serena Santostefano </em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il doppio standard sessuale: il caso OnlyFans, la morale selettiva e il dominio maschile</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-doppio-standard-sessuale-il-caso-onlyfans-la-morale-selettiva-e-il-dominio-maschile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 16:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#consenso]]></category>
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					<description><![CDATA[Il recente caso della maestra licenziata per avere un profilo su OnlyFans ha riportato al centro del dibattito pubblico un nodo che non è semplicemente morale o educativo: è un nodo politico e culturale, che rivela quanto i corpi delle donne siano ancora terreno di controllo sociale. Mentre una donna viene sanzionata per una scelta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="2930" data-end="3191">Il recente caso della maestra licenziata per avere un profilo su OnlyFans ha riportato al centro del dibattito pubblico un nodo che non è semplicemente morale o educativo: è un nodo politico e culturale, che rivela quanto i corpi delle donne siano ancora terreno di controllo sociale.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Mentre una donna viene sanzionata per una scelta consapevole e autodeterminata sulla propria sessualità, decine di migliaia di uomini raccolti in gruppi online, che condividono e consumano immagini intime di donne senza consenso, non subiscono conseguenze proporzionate.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È qui che emerge, in tutta la sua evidenza, il doppio standard sessuale : ciò che nelle donne viene punito, negli uomini viene normalizzato.</p>
<h6 data-start="2930" data-end="3191">Bourdieu e la violenza simbolica</h6>
<p data-start="2930" data-end="3191">Per comprendere questa dinamica, è utile richiamare il pensiero di Pierre Bourdieu. Nella sua opera La domination masculine (1998), il sociologo francese mostra come il patriarcato non si limiti a un insieme di regole esplicite, ma funzioni soprattutto attraverso la violenza simbolica : una forma di potere che si esercita in modo invisibile, legittimato dagli stessi soggetti che lo subiscono.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">La morale selettiva che colpisce le donne e protegge gli uomini è un esempio di violenza simbolica: viene presentato come “difesa del decoro” o “tutela dei minori”, ma in realtà agisce per ribadire un habitus sociale che impone ruoli e gerarchie.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Il corpo femminile, in questa logica, non appartiene mai del tutto alla donna: può essere desiderato, consumato, persino violato, purché resti sotto il controllo delle norme maschili.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Quando la donna sceglie autonomamente, diventa trasgressiva e va punita.</p>
<h6 data-start="2930" data-end="3191">L&#8217;ipocrisia culturale</h6>
<p data-start="2930" data-end="3191">Il punto centrale non è la sessualità, ma il potere . Un sistema che sanziona la maestra e assolve gli uomini dei gruppi online non difende né i bambini né la dignità pubblica: difende il proprio diritto a decidere chi ha accesso alla libertà e chi no.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È la riproduzione, aggiornata al mondo digitale, di quell&#8217;ordine sociale che Bourdieu definiva “androcentrico”: un ordine che presenta la subordinazione delle donne come naturale, e la superiorità maschile come legittima.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Se vogliamo davvero parlare di educazione, allora bisogna ribaltare la prospettiva. Non è incompatibile con il ruolo educativo una maestra che, nella propria vita privata, sceglie come vivere il proprio corpo.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">È incompatibile con il ruolo educativo una società che insegna ai ragazzi che la violazione della dignità femminile è irrilevante.</p>
<p data-start="2930" data-end="3191">Come psicologi, come educatori, come cittadini, non possiamo accettare questa distorsione. Perché ogni volta che puniamo la libertà delle donne e normalizziamo la violenza maschile, stiamo educando – nel silenzio – alla cultura del possesso e dell&#8217;impunità.</p>
<h2 data-start="3193" data-end="3210">Bibliografia</h2>
<ul data-start="3212" data-end="3835">
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Bibliografia Bourdieu, P. (1998). La dominazione maschile . Parigi: Siviglia.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Bourdieu, P. (1990). Le sens pratique . Parigi: Minuit.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Connell, RW (2005). Mascolinità (2a ed.). Berkeley: University of California Press.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Glick, P., &amp; Fiske, ST (2001). Sessismo ambivalente. In MP Zanna (a cura di), Advances in experimental social psychology (Vol. 33, pp. 115–188). Academic Press.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Butler, J. (1990). Problemi di genere: femminismo e sovversione dell&#8217;identità . New York: Routledge.</p>
</li>
<li data-start="3212" data-end="3277">
<p data-start="3708" data-end="3835">Federici, S. (2019). Il punto zero della rivoluzione. Lavoro domestico, riproduzione e lotta femminista . Roma: Ombre Corte.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Diana, l’infanzia tradita. Riflessioni psicologiche sul caso Alessia Pifferi</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/diana-linfanzia-tradita-riflessioni-psicologiche-sul-caso-alessia-pifferi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2025 08:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
		<category><![CDATA[#AbbandonoInfantile]]></category>
		<category><![CDATA[#GiustiziaPerDiana]]></category>
		<category><![CDATA[#InfanziaTradita]]></category>
		<category><![CDATA[#LeRoseDiGerico]]></category>
		<category><![CDATA[#MadriENarrazione]]></category>
		<category><![CDATA[#ProtezioneMinori]]></category>
		<category><![CDATA[#ResponsabilitàCollettiva]]></category>
		<category><![CDATA[#StopViolenza]]></category>
		<category><![CDATA[#StorieCheFannoMale]]></category>
		<category><![CDATA[#ViolenzaInvisibile]]></category>
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					<description><![CDATA[La vicenda di Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, Diana, è una ferita collettiva. Non solo perché racconta la morte di una bambina indifesa, ma perché ci costringe a interrogarci su maternità, responsabilità e fragilità sociali. Una consapevolezza Diana è stata lasciata sola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="299" data-end="607">La vicenda di Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi, Diana, è una ferita collettiva. Non solo perché racconta la morte di una bambina indifesa, ma perché ci costringe a interrogarci su maternità, responsabilità e fragilità sociali.</p>
<hr data-start="609" data-end="612" />
<h2 data-start="614" data-end="637">Una consapevolezza</h2>
<p data-start="638" data-end="947">Diana è stata lasciata sola per sei giorni, con un biberon insufficiente e forse sedata con benzodiazepine. Non era la prima volta: già in passato la madre si era allontanata per interi weekend.<br data-start="832" data-end="835" />Non un gesto impulsivo, non un “raptus”, ma un comportamento reiterato, frutto di scelte lucide e consapevoli.</p>
<hr data-start="949" data-end="952" />
<h2 data-start="954" data-end="988">Quando la maternità non basta</h2>
<p data-start="989" data-end="1394">Spesso si tende a credere che l’essere madre garantisca automaticamente un istinto protettivo. Questo caso dimostra il contrario.<br data-start="1118" data-end="1121" />Alessia Pifferi non era incapace di intendere e volere: gli esperti lo hanno escluso. La sua condotta nasce da fragilità narcisistiche, dal bisogno di apparire “adeguata” agli occhi del compagno e della società, più che dal riconoscimento dei bisogni vitali della figlia.</p>
<p data-start="1396" data-end="1737">La maternità, da sola, non crea responsabilità: richiede maturità affettiva, consapevolezza e capacità di cura. La psicologia dello sviluppo evidenzia come la genitorialità sia un processo complesso, che può fallire drammaticamente quando prevalgono fattori di debolezza psichica, sociale ed emotiva (Belsky, 1984; Cicchetti &amp; Toth, 2005).</p>
<hr data-start="1739" data-end="1742" />
<h2 data-start="1744" data-end="1771">Il silenzio che uccide</h2>
<p data-start="1772" data-end="2113">Accanto alla colpa individuale, resta la domanda: <strong data-start="1822" data-end="1854">chi ha visto e non ha agito?</strong><br data-start="1854" data-end="1857" />I vicini percepivano un silenzio innaturale, ma non hanno allertato nessuno. I servizi sociali non sono mai intervenuti. Questo ci dice che la tutela dei bambini non può essere lasciata al caso, ma necessita di reti di monitoraggio, ascolto e protezione.</p>
<p data-start="2115" data-end="2354">Le forme di violenza invisibile, come la trascuratezza e la deprivazione affettiva, sono tra le più dannose nello sviluppo infantile, con conseguenze neuropsicologiche e relazionali a lungo termine (De Bellis, 2005; Norman et al., 2012).</p>
<hr data-start="2356" data-end="2359" />
<h2 data-start="2361" data-end="2385">Giustizia e memoria</h2>
<p data-start="2386" data-end="2550">Oggi la giustizia ha riconosciuto la piena responsabilità della madre. Ma la memoria di Diana non può esaurirsi in una sentenza: deve diventare un monito sociale.</p>
<p data-start="2552" data-end="2760">Come associazione che si occupa di violenza di genere, crediamo sia fondamentale estendere la riflessione anche ai più piccoli, vittime di violenza invisibile: la trascuratezza, l’abbandono, l’indifferenza.</p>
<p data-start="2762" data-end="2891">Diana non aveva voce. Sta a noi, oggi, darle parola, perché nessun altro bambino venga lasciato solo nel silenzio di una culla.</p>
<hr data-start="2893" data-end="2896" />
<p data-start="2898" data-end="2919"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/16.0.1/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong data-start="2901" data-end="2917">Bibliografia</strong></p>
<ul data-start="2920" data-end="3700">
<li data-start="2920" data-end="3069">
<p data-start="2922" data-end="3069">Belsky, J. (1984). <em data-start="2941" data-end="3002">I determinanti della genitorialità: un modello di processo.</em> Child Development, 55(1), 83–96. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.2307/1129836?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3036" data-end="3067">https://doi.org/10.2307/1129836</a></p>
</li>
<li data-start="3070" data-end="3243">
<p data-start="3072" data-end="3243">Cicchetti, D., &amp; Toth, S.L. (2005). <em data-start="3108" data-end="3135">Maltrattamento infantile.</em> Annual Review of Clinical Psychology, 1, 409–438. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1146/annurev.clinpsy.1.102803.144029?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3186" data-end="3241">https://doi.org/10.1146/annurev.clinpsy.1.102803.144029</a></p>
</li>
<li data-start="3244" data-end="3391">
<p data-start="3246" data-end="3391">De Bellis, M.D. (2005). <em data-start="3270" data-end="3306">La psicobiologia della negligenza.</em> Maltrattamento infantile, 10(2), 150–172. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1177/1077559505275116?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3349" data-end="3389">https://doi.org/10.1177/1077559505275116</a></p>
</li>
<li data-start="3392" data-end="3700">
<p data-start="3394" data-end="3700">Norman, R.E., Byambaa, M., De, R., Butchart, A., Scott, J., &amp; Vos, T. (2012). <em data-start="3472" data-end="3621">Le conseguenze a lungo termine sulla salute dell&#8217;abuso fisico, emotivo e della negligenza sui minori: una revisione sistematica e una meta-analisi.</em> PLoS Medicine, 9(11), e1001349. <a class="decorated-link" href="https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1001349?utm_source=chatgpt.com" target="_new" rel="noopener" data-start="3654" data-end="3698">https://doi.org/10.1371/journal.pmed.1001349</a></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro,</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell’APS Le Rose di Gerico.</em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3394" data-end="3700">
</li>
</ul>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il cervello di un padre con la P maiuscola: la lucidità di Anas al-Sharif</title>
		<link>https://www.rosedigerico.it/il-cervello-di-un-padre-con-la-p-maiuscola-la-lucidita-di-anas-al-sharif/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rose di Gerico Associazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 12:33:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Rose di Gerico]]></category>
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		<category><![CDATA[AmoreEVerità]]></category>
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		<category><![CDATA[Consapevolezza]]></category>
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		<category><![CDATA[EreditàEmotiva]]></category>
		<category><![CDATA[ForzaInteriore]]></category>
		<category><![CDATA[NonIndifferenti]]></category>
		<category><![CDATA[PadreConLaP]]></category>
		<category><![CDATA[Resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[TestimoneDiVita]]></category>
		<category><![CDATA[UmanitàConnessa]]></category>
		<category><![CDATA[VitaEMorte]]></category>
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					<description><![CDATA[Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama. Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="226" data-end="461">Essere padre non è solo una condizione biologica: è un atto di coscienza. È la capacità di guardare in faccia la vita, e anche la morte, sapendo che ogni gesto, ogni parola, ogni decisione lascia un’impronta nella storia di chi si ama.</p>
<p data-start="463" data-end="822">Anas al-Sharif, giornalista palestinese di Al Jazeera, sapeva di avere i giorni contati. A 28 anni — ventotto anni appena — aveva già lasciato scritto il suo testamento, da pubblicare solo dopo la sua morte. Non un manifesto politico, non parole di odio, ma un atto d’amore smisurato per la verità, per il proprio popolo e soprattutto per la propria famiglia.</p>
<p data-start="824" data-end="1093">Dal punto di vista psicologico, le sue parole rivelano il funzionamento di un cervello che vive nella consapevolezza della propria mortalità senza esserne paralizzato. In contesti estremi, la mente di un genitore può attivare una combinazione straordinaria di circuiti:</p>
<ul data-start="1095" data-end="1469">
<li data-start="1095" data-end="1230">
<p data-start="1097" data-end="1230">La corteccia prefrontale, sede della pianificazione e del pensiero strategico, che permette di dare priorità a ciò che conta davvero.</p>
</li>
<li data-start="1231" data-end="1343">
<p data-start="1233" data-end="1343">Il sistema limbico, dove risiedono emozioni intense come l’amore, la paura, il dolore, ma anche la resilienza.</p>
</li>
<li data-start="1344" data-end="1469">
<p data-start="1346" data-end="1469">Le aree legate all’empatia, che mantengono vivo il legame con i figli e la comunità anche quando il corpo è sotto minaccia.</p>
</li>
</ul>
<p data-start="1471" data-end="1774">Anas non ha solo raccontato la verità sul massacro che stava vivendo: ha affidato la sua missione a chi resta, e lo ha fatto usando un linguaggio di eredità emotiva e morale. Ha “passato il testimone” alla figlia, al figlio, alla moglie, alla madre — ma anche a ogni coscienza libera, ovunque nel mondo.</p>
<p data-start="1776" data-end="2009">Il suo messaggio è la prova che il vero coraggio non è l’assenza di paura, ma la capacità di agire con amore nonostante la paura. Un padre così non si limita a provvedere: costruisce ponti, lascia tracce, affida semi da far crescere.</p>
<p data-start="2011" data-end="2247">Chi resta indifferente davanti a queste parole, davanti alla lucidità e alla dignità di un uomo che sapeva di non esserci più il giorno dopo, ha spento la parte più nobile del proprio cervello: quella che riconosce l’umanità nell’altro.</p>
<p data-start="2249" data-end="2364">Non è solo una storia da leggere tutta d’un fiato. È un richiamo a non lasciare che l’apatia vinca sulla coscienza.</p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Antonella Iannoccaro, </em></p>
<p style="text-align: right;" data-start="3607" data-end="3763"><em>Psicologa e Presidente dell&#8217;APS Le Rose di Gerico.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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